Si è svolta domenica 29 ottobre 2023 la quarta edizione di Ovada Revolution, il percorso enogastronomico nelle terre dell’Ovada che anche quest’anno ha permesso ad appassionati e non di trascorrere una giornata in mezzo alla natura, in compagnia di produttori, di buon cibo e di ottimo vino
Organizzato dalla Condotta Slowfood del Gavi e Ovada, dal Consorzio di Tutela dell’Ovada Docg e dall’Enoteca Regionale di Ovada e del Monferrato in collaborazione con la Città di Ovada, l’evento rientra nel circuito di Cantine a Nord Ovest, una manifestazione itinerante organizzata da Slow Food Piemonte e Valle d’Aosta per promuovere e far conoscere i vini del Piemonte.
La giornata autunnale velata da un pallido e tenero sole che ogni tanto si infiltrava tra le nuvole non ha scoraggiato i molti partecipanti che sono accorsi e che dopo le operazioni di registrazione presso l’Enoteca Regionale di Ovada e del Monferrato e il primo brindisi con un calice di Nizza, hanno potuto iniziare il loro tour tra le cantine facendosi guidare dai percorsi suggeriti o anche solo dall’istinto o dalla semplice voglia di visitare uno o più produttori già conosciuti. L’evento è proprio pensato per consentire al visitatore di immergersi appieno tra le colline ovadesi e gli spostamenti tra una cantina e l’altra, sia in macchina che a piedi per gli amanti del trekking, danno proprio l’occasione di godere del paesaggio. Sono proprio i primi vigneti che iniziano a tingersi dei tipici colori autunnali e i borghi e i castelli che si incontrano lungo i poggi che rendono questa terra di confine, la Liguria è proprio lì oltre l’appennino a circa 10 km di distanza, così affascinante.
Noi abbiamo optato per il percorso Confine che copriva la parte più settentrionale della denominazione Ovada DOCG e toccava i comuni di Rocca Grimalda e Capriata d’Orba; è la zona di confine della denominazione appunto, dove il dolcetto lascia spazio al cortese e cede il passo alla denominazione di Gavi, altra importante DOCG della zona. Quattro le cantine visitate, nell’ordine: Rocca Rondinaria, Casa Nuova, entrambe a Rocca Grimalda, Cascina Gentile e Alvio Pestarino che invece si trovano a Capriata d’Orba.
Tutte le cantine, molto disponibili e calate perfettamente nello spirito della giornata, hanno offerto oltre ai loro vini anche produzioni e piatti tipici della zona e del periodo come zuppa di legumi con crostini, polenta con funghi e castagne, taglierini di salumi e formaggi e agnolotti. Ogni produttore, oltre a far degustare le proprie etichette, ha spiegato e illustrato con trasporto e passione la sua filosofia di gestione della vigna e della cantina, il suo stile, il suo modo di intendere il vino: da chi si affida solo alle fermentazioni spontanee per produrre vini naturali fedeli alla terra su cui è piantata la vite, a chi preferisce una visione biologica nel rispetto dell’ambiente, da chi predilige acciaio e cemento a chi invece punta ancora molto su legni e botti piccole anche se magari esauste; il tutto raccontato proprio con l’intento di far vivere all’ascoltatore un’esperienza coinvolgente in un’atmosfera familiare.
Analizzando i vini, il dolcetto conferma la sua nomea: tendenzialente è un vino fresco e morbido che nella versione base affina non per molto in acciaio e che presenta al naso le solite caratteristiche vinose e fruttate di ciliegie e more; al palato risulta di buona bevibilità e di struttura media con un tenore alcolico mai esagerato. Molto intriganti però sono stati gli assaggi dell’Ovada DOCG ossia della versione che prevede da disciplinare un affinamento minino di 12 mesi (24 per la Riserva) senza però specificare il tipo di contenitore. Qui il dolcetto mostra un anima differente, nuova se vogliamo, soprattutto per la versione Riserva affinata in tonneaux o botti grandi; oltre al naso che tende certamente verso note terziarie di spezie, fiori appassiti e frutta in confettura, stupisce il buon equilibrio in bocca con una struttura ben salda sorretta da una acidità ancora pungente (abbiamo assaggiato una versione Riserva 2016 in splendida forma con inaspettati sentori eterei), che dimostra come anche questa tipologia di vino possa avere una buona capacità di invecchiamento.
Infine va spesa una nota di merito per il buon lavoro che le cantine e il consorzio stanno facendo per sensibilizzare il pubblico sul nome della DOCG. Parlando con i produttori, è risultato chiaro come tutti insieme stiano cercando di promuovere il solo nome Ovada DOCG (invece di Dolcetto di Ovada Superiore DOCG) in modo che risulti automatica l’associazione della zona di produzione con il vitigno tipico coltivato, cosa peraltro già fatta in passato in altre zone vitivinicole in tutta Italia. La strada `e ancora lunga, ma i progressi sono già visibili.
Appuntamento dunque per il 2024 con una nuova edizione di Ovada Revolution e un nuovo tour tra i vigneti ovadesi.
Very Wine Confidential. Very food Confidential.






















