“Io faccio vino e basta”, con questa frase Emidio Pepe si è meritato un posto nell’Olimpo dei sacri viticoltori della storia italiana. Al 28 luglio scorso risale la notizia della sua scomparsa, aveva 94 anni e lascia un’eredità impareggiabile. Era nato in provincia di Teramo, dove ha poi fondato la sua azienda, esattamente a Torano Nuovo, partendo da una tradizione del nonno che produceva vino già dalla fine del 1800. Dopo di lui il padre, e infine Emidio, che ha dato una svolta al Montepulciano d’Abruzzo innanzitutto, e poi al Trebbiano.
Pioniere, visionario o semplicemente amante della sua terra, aveva capito il potenziale del vitigno e ne aveva esaltato le qualità introducendo i contenitori inerti in cemento, oltre alle pratiche agronomiche il meno invasive possibile. Raccolta manuale, zero uso di chimica, approcci biodinamici, lieviti indigeni, pigiatura naturale per mantenere il grappolo integro e ottenere un mosto fiore perfetto. Ha sdoganato il vino rosso abruzzese che, negli anni Sessanta, si vendeva nelle trattorie del centro Italia sfuso e nelle damigiane, portandolo ovunque nel mondo, anche senza parlare una parola di inglese. Grazie alla bontà dei suoi vini sapeva farsi capire. 
Cresciuto tra i campi e divenuto fattore da giovane, la sua era una naturale vocazione che lo ha reso importante grazie anche alla volontà di creare una cantina museo dove tenere le vecchie annate, dopo ogni vendemmia. Faceva vino da oltre sessant’anni e il patrimonio che è rimasto è un pilastro per la comprensione della longevità del Montepulciano d’Abruzzo, bottiglie che ne tracciano la storia.
Se ne è andato un maestro ma la sua conoscenza e il patrimonio della sua esperienza è ben saldo nelle mani di chi lo succede. Da circa venti anni sono le figlie Sofia e Daniele a raccogliere i suoi insegnamenti e metterli a frutto, insieme alle nipoti Chiara ed Elisa, una enologa e l’altra addetta all’accoglienza.




















