Esiste in Piemonte un altro Piemonte, nell’Alto Monferrato, che l’azienda Cascina Gilli racconta molto bene. Situata a Castelnuovo Don Bosco, coltiva 11 ettari di proprietà vitati a Freisa, Malvasia, Barbera,
A garanzia del costante impegno verso una produzione più sostenibile, nel 2021 l’azienda ha ottenuto la certificazione SQNPI, che ne attesta la dedizione alla valorizzazione della biodiversità e all’attuazione di un’agricoltura rispettosa dell’ambiente attraverso i metodi della produzione integrata.
La produzione viaggia sulle 80.000 bottiglie, con Freisa d’Asti, Malvasia di Castelnuovo Don Bosco e Albugnano Doc.
Freisa e Albugnano fanno parte di un mercato medio alto tutto rivolto al settore Ho.Re.Ca. mentre la Malvasia di Schierano è un prodotto che ricorda molto il Moscato d’Asti ma ricalca fermamente le peculiarità che gli derivano da terreni e condizioni diverse, date anche dal fatto che è una bacca rossa. Andiamo a vedere nello specifico le tre referenze.
Malvasia di Castelnuovo Don Bosco Doc
Vino bandiera dell’azienda. La varietà Malvasia di Schierano è un vitigno autoctono, coltivato intorno a Castelnuovo Don Bosco, e regala vini di grande freschezza, aromaticità e bassa gradazione alcolica. Verrà proposto con tappo a vite dalla vendemmia 2024, una soluzione comoda e attenta alle nuove richieste di mercato.
Davide Gasperini, Owner & Business Director dell’azienda conferma “Abbiamo scelto di adottare il tappo a vite per uno dei nostri prodotti più iconici perché riteniamo sia comodo, sicuro e perfetto per un vino giovane, aromatico e dalla beva immediata come la nostra Malvasia. Crediamo che innovare la forma – senza alterare la sostanza – sia il modo migliore per far continuare a vivere vitigni unici come la Malvasia di Schierano”.
Questa novità permette di assaporare la stessa Malvasia aromatica, delicatamente effervescente e dalla bassa gradazione alcolica di sempre, con una chiusura più pratica e veloce. Per lungo tempo la Malvasia di Schierano è stata utilizzata per la produzione di vini da dessert destinati a un consumo locale e familiare, vinificata spesso con metodi artigianali. Le uve, raccolte a mano dopo un’accurata selezione nei vigneti collinari di proprietà a Castelnuovo Don Bosco, vengono diraspate e pigiate delicatamente. Segue una breve macerazione a contatto con le bucce, con l’obiettivo di estrarre colore senza incrementare il tenore alcolico. Il mosto ottenuto viene quindi filtrato e conservato a bassa temperatura, così da preservare intatti i profumi varietali e la freschezza. La fermentazione alcolica avviene in autoclave con lieviti selezionati, fino a raggiungere la tipica vivacità e la moderata alcolicità che contraddistinguono questo vino. L’imbottigliamento avviene solo dopo una microfiltrazione accurata, indispensabile per evitare fermentazioni spontanee degli zuccheri residui e garantire una perfetta stabilità del prodotto in bottiglia.
Il risultato è un vino gradevole, che mantiene intatta la sua struttura, e anche tanta freschezza e dinamicità al sorso. La dolcezza è sostenuta da sentori netti di frutto e anche floreali, come glicine. Si traduce nella possibilità di abbinarla a dessert, pasticceria secca ma anche come aperitivo con finger food gustosi. Noi l’abbiamo provata a fine pasto anche da sola per assaporarne in pieno la piacevolezza.
Albugnano Doc
Questa enclave piemontese però non si esaurisce qui, perché ha in produzione anche un Nebbiolo che si differenzia molto dal fratello langarolo, di stampo più austero e severo. Cascina Gilli è stata nel 2017 una delle interpreti del progetto Albugnano 549, per un Nebbiolo di altitudine e da suoli magri. Oltre al Notturno, etichetta del classico, abbiamo anche Albugnano Doc Superiore, 2022 con il nome Neuv, nove in piemontese e che viene fatto dalle vigne più alte di Gilli. L’affinamento prevede 18 mesi di barrique e nove mesi di bottiglia, risulta ricco di spezie, note cuoio, caffè fresco e liquirizia. Il tannino ben presente ma dalla trama vellutata. Un sorso di grande acidità che promette di essere longevo e dona una spiccata verticalità. Ideale con carni succulente e piatti tipici piemontesi.
Freisa D’Asti Doc
Infine la Freisa d’Asti Doc, Il Forno, 2024, vino dal grande equilibrio tra corpo, profumi e acidità. La fragranza del lampone è riccamente abbracciata da sentori floreali come la rosa. In bocca una certa sensazione balsamica e ricordo di fiori scuri. Il sorso è morbido, vellutato e avvolgente, grazie a un tannino setoso. La gradazione si ferma ai 13 gradi ed è da provare in abbinamento alla cucina etnica, senza indugi.
A testimonianza di un legame indissolubile con il sottosuolo, le cantine storiche del borgo sono scavate proprio nel gesso, distinguendosi nettamente dal tufo che caratterizza il resto del Monferrato. La presenza delle Marne di Sant’Agata arricchisce il suolo di proprietà con caratteristiche rare, comuni solo a pochi grandi terroir mondiali, donando ai vini profumi di eccezionale intensità e una struttura di innata eleganza.




























