REVER, Tenuta della Cascinassa battezza il primo passito da uve Timorasso

E’ nato il primo vino passito da uve Timorasso, si chiama Rever ed è firmato Tenuta della Cascinassa. Fin dalla nascita della cantina avvenuta nel 2018 ad opera del suo titolare Alberto Dell’Acqua, fare un vino passito dalle uve simbolo dei Colli Tortonesi era un sogno. Il nome del vino, che richiama chiaramente il termine francese rêver, sognare, ci ricorda una visione, un’idea che in questo caso è diventata anche realtà. 

Un vino uscito quest’anno, in formato da 375 cl, con tappo Diam5 (usato su tutte le linee) coperto in gommalacca che ha la funzione di proteggere in maniera pulita e di semplice apertura. Il colore arancio, la confezione e l’etichetta sono eleganti e contemporanee allo stesso tempo. Una referenza importante, giovanile e frutto di una tradizione consolidata che vede in questo momento l’uscita di una novità assoluta nel panorama vinicolo italiano.

 

La storia dell’azienda e il Timorasso 

Tenuta della Cascinassa si adagia nella parte più nascosta del Piemonte, a Pozzol Groppo in provincia di Alessandria, tra le alture antiche di un luogo che racconta di sé anche e soprattutto attraverso la viticoltura. Il richiamo di una terra selvatica e difficilmente addomesticabile è arrivato ad Alberto Dell’Acqua come un canto delle sirene a cui non si è affatto ribellato. Nel 2018 prende forma l’azienda, 400 ettari di cui 19 dedicati a vigneto, su queste colline calcaree, argillose e scoscese, attraversate dal vento e ricche di biodiversità dai boschi ai prati spontanei, alla presenza di tartufi e una invidiabile ricchezza di fauna come scoiattoli, caprioli, volpi e ghiri. La famiglia Dell’Acqua ha eletto questo luogo nel 2017, laddove erano solo campi incolti sono stati fatti i primi studi, la pulizia e infine i primi impianti, nell’anno in cui il mondo ha vissuto una delle sue tenebre peggiori, la pandemia. La prima vendemmia ha visto l’alba nel 2022, e l’obiettivo era fare il miglior Timorasso possibile. Hanno seguito i rossi, ciascuna parcella e ciascuno vino raccontano di esposizioni diverse, scelte agronomiche mirate, attese e pazienza in cantina.

In questa zona l’uva a bacca bianca che regna indiscussa è il Timorasso, ossia Derthona, per chiamarlo con un nome che la lega al territorio dove viene prodotta. Nome fortemente voluto dai produttori sulla scia del grande maestro che ne ha spalancato le porte alla conoscenza e al consumo da parte del grande pubblico, Walter Massa. Un vitigno che nell’antichità veniva coltivato ma con grande fatica, buccia fine, poca resa. Oggi è sinonimo di vino bianco longevo, capace di attraversare gli anni portando sulle spalle note e sentori che nulla hanno da invidiare ai Riesling del nord Europa. La ricerca e la perseveranza sono la ricetta per ottenere vini di grande spessore e complessità. Oggi la versione appassita è un esempio di slancio e innovazione nel portare sulle tavole un vino che non ha pari.

Rever, Passito da uve Timorasso

In versione passita, le uve vengono raccolte, poi lasciate sui graticci per tre mesi in ambiente ventilato, in questo periodo l’uva perde il 50% del suo peso. La vinificazione comprende un periodo lento di fermentazione a temperatura controllata. Il vino matura infine in botti di rovere per 12 mesi e poi riposa in bottiglia.

La degustazione

Il giallo dorato ha riflessi brillanti che invogliano l’assaggio. La struttura si percepisce dagli archi consistenti sul bicchieri e i sentori sono complessi. Molto equilibrato tra albicocca disidratata, note tostate, scorza di agrume. Subentrano a seguire le scie di spezia dolce, come vaniglia e cannella. Al gusto il vino è stratificato, dalle spezie, all’agrume, si arricchisce di frutto maturo e anche tostato, ma sul finale quello che il Timorasso regala è una sapidità crescente, che insieme all’acidità rendono il sorso molto verticale. Affatto stucchevole, il finale è gradevole e intenso. Ottimo assaggio.

Le altre etichette 

La produzione spazia dal Timorasso in varie versioni, alla Barbera da cui l’azienda produce anche un rosato, e infine il Pinot Nero, Bricco della Guardia.

 

Susanna Schivardi
Filologa non pentita, ho trascorso anni a studiare testi classici prima di laurearmi in lettere antiche. Lettrice instancabile e amante di tutto ciò che è bello e buono, ho deciso di seguire un’altra passione: l’enogastronomia. Dopo una giovinezza tra bottiglie importanti e ottima cucina, ho scelto di trasformare quell’interesse in un percorso professionale. Scrivo da quando avevo vent’anni, spaziando tra arte, costume, politica e cultura, e nel 2024 sono diventata giornalista professionista. Da buona filologa, non smetto mai di approfondire: oggi frequento il corso per sommelier FIS a Roma e continuo a viaggiare per l’Italia alla ricerca di cantine con storie da raccontare e chef capaci di innovare con gusto. Racconto vino e cibo con curiosità e passione, per chi li ama e per chi vuole scoprirli meglio. Evito volentieri i tecnicismi, convinta che la semplicità sia il cuore della comunicazione. Il mio motto? Parlare meno, bere e assaggiare di più.

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