Morellino di Scansano, il vino by the sea

Nuova tappa a Roma per il progetto Morellino in Tour in collaborazione con Gambero Rosso

A definirlo by the sea è il direttore del Consorzio di Tutela Morellino di Scansano Alessio Durazzi che era presenta a Roma con il presidente del Consorzio Bernardo Guicciardini in occasione di una degustazione di Morellino con alcuni produttori in sala. A guidare gli assaggi, presso la sede di Gambero Rosso Academy, Giuseppe Carrus, storico curatore della Guida Vini d’Italia.

Consorzio del Morellino di Scanzano: Morellino in Tour © Francesco_Vignali_Photography

Il Morellino di Scansano che nasce nella parte più a sud della Toscana, tra il monte Amiata e il Mar Tirreno, ci è parso in grande forma, come sempre del resto. Un vino che si adatta bene alla ricerca di questi tempi, da parte di un pubblico anche giovane e meno esperto, ma che vuole comunque godere di una beva non troppo complicata. Il Sangiovese qui è in una veste ancora diversa, in ogni zona si esprime con le dovute sfumature. La vicinanza al mare è determinante e per questo il direttore Durazzi lo ha, a nostro avviso con ragione, definito il vino by the sea. Uno slogan perfetto per gli enoturisti d’oltreoceano che amano i nostri vini.

Alessio Durazzi © Francesco_Vignali_Photography

A sottolineare l’unicità del Morellino anche il presidente del Consorzio, Bernardo Guicciardini, presente all’evento. Tra le immediate novità la prossima ufficializzazione della dicitura Superiore per quello che oggi è l’Intermedio, tra l’Annata e la Riserva, da sempre baluardi di una denominazione storica. Per questa veste non è obbligatorio l’affinamento in legno, la resa è di 80q/ha, poco meno rispetto all’Annata, e per il percorso di qualità sarà importante denunciare prima la destinazione delle uve al Superiore. La percentuale è fissata a un 5% in più di Sangiovese, e sono ammessi tagli di autoctoni o internazionali. Una piccolissima percentuale che di certo mantiene intatta la territorialità del vitigno principe.

Giuseppe Carrus e Bernardo Guicciardini © Francesco_Vignali_Photography

Annata.

Si parte con Mantellassi, “Mago di O3”, 2024. Tassello storico sul territorio, che regala vigne a ridosso sul mare, le cui radici toccano quasi l’acqua andandosi a impregnare di salsedine e la stessa poggia i suoi fiocchi sulle bucce degli acini, per dare vini tesissimi su una mineralità incredibile. Al gusto è suadente, la grana del tannino molto setosa, un vino pulito, non contrae il sorso. Uno dei padri della denominazione, Mantellassi produce un milione di bottiglie, con 110 ettari vitati arrivando anche alla doc Maremma. Da annotare che in cantina non si aggiungono solfiti, decisione presa quasi per scherzo ma che alla fine ha funzionato. Il frutto rosso protagonista, si accompagna a speziatura che poi evolve in mineralità.

Consorzio del Morellino di Scanzano: Morellino in Tour © Francesco_Vignali_Photography

Poggio Brigante 2024, in cui percepiamo una lieve complessità al naso, il tocco floreale, un sorso materico e scorrevole. Il tannino setoso e in bocca sapido.

Frescobaldi “Santa Maria” 2023. La tenuta è ammiraglia nella denominazione, non chiede presentazioni. La maturità del frutto qui è più accentuata, si evoca meno purezza e più croccantezza. Dal frutto alle spezie si giunge a una sapidità ancor più evidente.

Bruni, “Marteto” 2023. In zona Fonteblanda, colonna portante della Docg. Da uve Sangiovese, Syrah e Alicante (in minima presenza). Un vino che presenta più sapidità e frutto marcato, tipicamente fresco come vuole l’annata.

Intermedio (Superiore)

Un’azienda a noi molto cara, Provveditore con il “Provveditore” 2023, presenta la produttrice Cristina Bargagli, vulcano di idee e vitalità. Sembrerebbe abusato dire vino territoriale, ma come dice Carrus, in questo caso davvero il Morellino di Provveditore “è un vino un po’ più duro, acidità, sapidità e tannino vengono in risalto. La nota ferrosa si sente molto all’olfatto, la complessità si arricchisce e il frutto evolve. Il territorio parla perfettamente nel calice”.

Consorzio del Morellino di Scanzano: Morellino in Tour © Francesco_Vignali_Photography

Superiore veniva dato per una superiorità dell’alcol, ma anche a causa del clima quando in tante zone d’Italia era difficile arrivare alla maturità piena. Nelle annate buone giungere a una buona alcolicità era un vanto. Ora c’è quasi paura di fare vini alcolici e Superiore adesso vuol dire una selezione attenta di alcune uve che esprimono in modo netto il territorio. Per questo si parla di vera e propria espressione diversa, non in una prospettiva piramidale.

Azienda Santa Lucia, “Tore del Moro” 2022. L’azienda nasce nel 1980. I vigneti esistono già dal 1898. Una realtà famigliare che produce Morellino dal 1997. Sangiovese in purezza, fa botte grande (prima era barrique). La complessità è più marcata, il frutto rosso si arricchisce di toni autunnali, sottobosco, foglie secche, resine, tocco speziato. Al gusto un’estrazione maggiore e il passaggio da botte piccola a una grande rispetta i caratteri della varietà. Il tannino è setoso, delicato, accarezza la bocca e da ritmo al sorso.

 

Fattoria di Magliano “Heba” 2022. Vino che interpreta bene la filosofia aziendale. Unico Morellino della produzione, un vino vicino al cuore. Un figlio unico che si comporta benissimo, adatto per fare dei giorni sempre un’occasione speciale. Le uve si trovano sull’ultima collina che da Scansano scende verso il mare. Vinificazione in acciaio e affinamento in grandi vasi di cemento. Si mantiene intatta la fragranza. L’invecchiamento in bottiglia è fondamentale. I terreni sono ricchi di calcare, dove le radici penetrano in profondità. Produzione per ettaro molto limitata e un vino che traduce bene l’identità della famiglia. “Morellino vuol dire la libertà di poter esprimere al meglio quello che siamo”.

Consorzio del Morellino di Scanzano: Morellino in Tour © Francesco_Vignali_Photography

Riserva.

Si incrementa la complessità ma non viene meno la freschezza, anche andando molto indietro nel tempo. Anche questo è il Morellino di Scansano.

Massi di Mandorlaia, “Riserva Mandorlaia” 2021. Azienda che ha iniziato negli anni ’90 (costola di Guicciardini) su un posto stupendo esposto a ovest, colline meravigliose e dopo tre anni di scavi ha preso il nome che ha. Sessanta ettari di vigneto quasi tutto dedicato al Morellino. Un vino che dimostra una punta di selezione delle uve più alte, terreno molto sassoso, sabbioso, stratificato e molto drenante. L’acidità è leggermente inferiore rispetto al Sangiovese del Chianti Classico (origine dell’azienda). Nella Riserva troviamo Sangiovese, un tocco di Alicante, Cabernet e Merlot per dare ulteriore complessità.

Vino ancora in piena vitalità di frutto, aiutato dalle tre uve che marcano ma non snaturano. Aggiungono un tocco sulla parte primaria, una sensazione che dal frutto coinvolge anche il fiore scuro. Al gusto ha una sua completezza, morbido, cremoso e senza stancare perché la parte di sapidità e freschezza non manca mai. Tannino meraviglioso.

Suberli, 2020. La famiglia si affaccia al mondo del vino nella zona di Montalcino nella metà del secolo scorso, si imbottiglia negli anni ’90 e il nome inizia a essere un riferimento. Nel 2001 l’avventura in Maremma, a Montiano, con 14 ettari di vitigno, a 200 metri sul mare, terreno quarzoso e arenario. La Riserva esce solo nelle annate buone. Con il tempo hanno cambiato i vitigni e all’oggi è 100% Sangiovese. Due anni di tonneau da 500 lt di rovere francese e attesa di almeno due anni in bottiglia. Raffinato, elegante, sinuoso, dal tannino vellutato e di buona acidità. Grande carattere.

Consorzio del Morellino di Scanzano: Morellino in Tour © Francesco_Vignali_Photography

Il Morellino è un vino che resiste, nonostante la crisi e il presunto calo di consumo da parte dei giovani. È un vino che piace anzi alle nuove generazioni perché snello, immediato, fresco e con un’ottima spina dorsale, che lo rende piacevole in tante occasioni e con diversi abbinamenti.

Per la cena un ringraziamento al resident chef Gambero Rosso Academy Marco Brioschi, che ha preparato Maritozzo salato con pollo alla cacciatora, Gnocchi di patate e seppia alla diavola, Lombo di agnello, porro brasato e bieta. 

©Francesco_Vignali_Photography

©Francesco_Vignali_Photography

©Francesco_Vignali_Photography

Susanna Schivardi
Filologa non pentita, ho trascorso anni a studiare testi classici prima di laurearmi in lettere antiche. Lettrice instancabile e amante di tutto ciò che è bello e buono, ho deciso di seguire un’altra passione: l’enogastronomia. Dopo una giovinezza tra bottiglie importanti e ottima cucina, ho scelto di trasformare quell’interesse in un percorso professionale. Scrivo da quando avevo vent’anni, spaziando tra arte, costume, politica e cultura, e nel 2024 sono diventata giornalista professionista. Da buona filologa, non smetto mai di approfondire: oggi frequento il corso per sommelier FIS a Roma e continuo a viaggiare per l’Italia alla ricerca di cantine con storie da raccontare e chef capaci di innovare con gusto. Racconto vino e cibo con curiosità e passione, per chi li ama e per chi vuole scoprirli meglio. Evito volentieri i tecnicismi, convinta che la semplicità sia il cuore della comunicazione. Il mio motto? Parlare meno, bere e assaggiare di più.

Articoli Correlati