Siamo giunti alla ventesima edizione dell’evento Buono…non lo conoscevo, creato da Go Wine, associazione di Alba, in provincia di Cuneo, che da 25 anni opera nel settore portando il vino in giro per l’Italia, con impegno, energia e grande dinamismo. A Roma si è festeggiata l’occasione il 22 settembre presso l’Hotel Palatino, in una giornata dedicata ai vitigni rari, meno conosciuti e a cantine di grande prestigio e qualità scelte con cura dallo staff di Go Wine, condotto con estrema competenza dal suo presidente Massimo Corrado.
Il presidente ha come sempre omaggiato i presenti con un discorso a fine giornata, ricordando l’impegno di Go Wine nel voler diffondere conoscenza e qualità nel mondo del vino, proponendo cantine di tutte le regioni e assaggi poco consueti, per permettere agli appassionati di venire a contatto con realtà meno note.
Il nome stesso Go Wine è sinonimo di spostamento, viaggio, scoperta, ed è con questo spirito che il gruppo organizza eventi in tutta Italia, proponendo degustazioni mirate a varietà singole o banchi di assaggio che accompagnino il consumatore in una scoperta continua del nostro patrimonio vitivinicolo, attraverso le aziende e la voce diretta dei produttori, sempre presenti agli appuntamenti.
Per l’occasione abbiamo intervistato il presidente, come ogni anno, per dare un breve quadro della situazione di quello che definiamo l’enomondo. Tra crisi di mercato, calo di vendite, dirottamenti di gusto verso altre bevande, il vino sembra soffrire un momento difficile. Eppure, la quantità di eventi, la qualità degli appuntamenti, degustazioni e proposte accolgono l’attenzione di un pubblico sempre più curioso ed entusiasta. Crisi di mercato ma non di affetto. Di seguito l’intervista a Massimo Corrado.

Come sta il mondo del vino?
“Noi continuiamo a osservare, per quello che possiamo notare, due aspetti: molta euforia e molti eventi, molto protagonismo negli eventi delle cantine e grande partecipazione di pubblico. Dall’altra parte, una difficoltà di mercato che le aziende non esitano a denunciare”.
A che punto ci troviamo?
“Io penso che sia una fase di crisi dal punto di vista economico e di mercato. Al contrario, non si tratta di una crisi di rispetto, né di attenzione verso il vino. Perché se ci fosse una crisi diciamo affettiva, non esisterebbero eventi come questo, e non ci sarebbe un costante interesse verso il mondo del vino”.
Da trent’anni a oggi che cosa è cambiato?
“Il vino ha fatto un percorso straordinario in trent’anni e lo ha fatto anche con una grande euforia, ma non sempre con dei supporti di carattere economico e finanziario. Il tema dei prezzi nel vino è schizzato senza alcun regolamento o criterio. Il mondo del vino non riesce a regolare i comportamenti della ristorazione. Ci sono tutta una serie di fattori uniti a qualche curva negativa di tendenza che fa parte della vita e delle cose, si cresce e si scende come succede in tanti ambiti, e trent’anni di crescita possono anche scontare qualche momento di difficoltà”.
Possiamo avere fiducia nel futuro?
“Assolutamente sì, bisogna comunque avere fiducia ma bisogna ricordarsi che il vino è terra, è gente, è tantissime cose, ed è quello che può vincere la sfida futura, ma con una regola, che il vino non è un bene necessario. Quindi in una società come quella di oggi molte persone possono dire bevo un calice anziché una bottiglia, compro due bottiglie anziché sei, mi bevo un bicchiere d’acqua o una birra e non bevo il vino. Il tema dei prezzi e una certa sensibilità devono tenere conto di questo”.






















