Vinodabere 2025, la guida per conoscere la Sardegna vitivinicola

Non è solo un evento, ma una vera immersione nella Sardegna più autentica e più ricca, quella del vino. Una viticultura ancestrale, immensa, ricca di varietà, forte di una tradizione consolidata, terroirs magnifici e di natura diversa, tante le zone di produzione, dal mare all’entroterra, dal nord ventoso delle Bocche di Bonifacio, al Sud impervio e caldo. Alla sua quarta edizione la Sardegna di Vinodabere presenta le cantine selezionate nella Guida, oltre 40 i produttori presenti con più di 200 vini in assaggio. Si svolge in due giornate, 13 e 14 dicembre presso l’Hotel Belstay di Roma, in una sala molto ampia, comoda e ben distribuita con banchi di assaggio di facile fruizione e i produttori a spiegare le etichette. Sponsor di eccellenza il Consorzio per la Tutela del Formaggio Pecorino Romano e Acqua Smeraldina.

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I nostri assaggi.

Cantina La Sughera, con una storia piuttosto recente, il primo impianto risale al 2014, nelle campagne di Aglientu, a nord dell’isola, su 450 metri. Una parte a est per il Vermentino, e verso sud-est per tutte le varietà rosse, Bovale sardo, Cagnulari, Caricagiola, Cannonau, Monica e una minima parte di Merlot. Oltre a due varietà bianche, Arvesiniadu e Moscato. In nome della riscoperta di varietà in parte davvero rare. Interessante il taglio di Vale, Isola dei Nuraghi Igt rosso, 2022, con Bovale Sardo, Cannonau e Merlot, il Cannonau affina in botti di castagno e gli altri due in acciaio. Una nota leggermente rotonda data dall’internazionale ma per il resto un vino verticale e tipico, gradevole all’assaggio, non dirompente ma piuttosto immediato. Tra i bianchi molto buono Ino+, Isola dei Nuraghi, Igt Bianco 2023, Special Edition, Vermentino in purezza, con vendemmia tardiva, fermentazione spontanea in acciaio con batonnage. Importante e longevo, dal colore oro intenso e una piacevolezza in bocca che lo avvicina ai grandi bianchi da invecchiamento.

La Sughera

In centro Sardegna, a Mamoiada la Cantina Sedilesu, a raccontarcela Andrea Sedilesu, giovane enologo. L’azienda, 20 ettari di cui 15 di proprietà, si trova tra i 600 e gli 830 metri di altitudine, su terreni ricchi di potassio e fosforo, la maggior parte dei vigneti è impiantata a Cannonau. Una piccola parte dedicata a Granazza, una varietà autoctona bianca. A gestire l’azienda Salvatore Sedilesu e la famiglia. Granazza sulle Bucce Barbagia Igt 2021, vino identificativo e di grande impatto. Oro con riflessi ramati, il naso racconta zenzero, mela cotta, macchia mediterranea, una leggera tostatura. Al palato intenso, succoso, trattiene per il finale una ricca mineralità, note iodate.

Andrea Sedilesu

Ghirada Zì Spanu, 2022, da un vigneto di 1500 ceppi. Cannonau in purezza. Dopo aver vinificato per anni da più  vigneti, l’azienda ha voluto dare al vino un’espressione singola che si identifica direttamente in etichetta. E questa è la Ghirada della giovane generazione, di cinque anni che, contro tutte le tendenze antiche, si è impiantata a nord-ovest, con allevamento ad alberello basso. Ottimo espediente contro il caldo. La vecchia vigna fu invece creata dal padre di Andrea, con i fratelli e il nonno almeno cinquanta anni fa, sempre Cannonau di grande pregio.

Ghirada Murruzzone 2019, dal nome del nuraghe che si trova accanto la vigna. L’annata splendida, molto equilibrata e prima e unica annata esistente per questo vino. In etichetta c’è il disegno della “forchetta”, lo strumento per piantare le barbatelle a mano, un tempo. Fu scassato il terreno con cigolati grossolani e tanta zappa e poi a mano, senza i macchinari di oggi. Si parla di 55 anni fa, ai tempi del nonno. Il vigneto è storicamente quello che racconta la storia affettiva dell’azienda, Andrea ricorda “qui mi nascondevo  quando era piccolo, a mangiare i panini, qui ho conosciuto la natura e la vigna. Tutto nasce da questo posto, mi sono appassionato grazie al vento, gli uccelli, i colori, tutto ha contribuito”. Murruzzone fa macerazione sulle bucce per trenta giorni e poi rimane trenta mesi in botte grande di rovere francese da 50 ettolitri. “Una cosa particolare è che il vino si fa in famiglia. Io stesso apro i tagli delle bottiglie in casa e ogni volta che lo assaggiavamo dalla vasca, non volevamo mai imbottigliarlo. alla fine dopo trenta mesi ci siamo decisi, una cosa rara aspettare così tanto. Oggi è la bottiglia più pregiata”.  Sorso avvolgente, con sensazioni di frutta sotto spirito, marasca, prugna secca, sbocchi floreali, note vegetali, spezie come cuoio e caffè. Il tannino è setoso, sorso morbido, ottima la sapidità.

Cantina Giuseppe Sedilesu

Grassìa, Cannonau di Sardegna Doc, Riserva 2021, dal nome Grazia, la nonna e moglie di Giuseppe Sedilesu. “Rimasto solo, sta con noi, novantenne, ancora va in vigna con la famiglia”. Una rivisitazione dello stile antico di Mamoiada, quando “si faceva a gara a vendemmiare più tardi, per avere zucchero e alcol. Erano infatti vini morbidi, e questo lo abbiamo dedicato alla nonna che era dolce con i nipoti – racconta sempre Andrea – l’ultimo giorno di vendemmia, raccogliamo le uve finali dei vigneti antichi, con leggero appassimento che raggiunge i 25 gradi Babo, ovvero 250 gr/lt di zuccheri”. Vino alcolico, succoso, morbido, grazie a una macerazione lunghissima di 50 giorni, che permette la polimerizzazione dei tannini. Due anni di botte grande e bottiglia.

Giulia Salis, nota giornalista e conduttrice, ci presenta il progetto Sardinia Terroirs, “rete agricola di nove aziende vitivinicole sarde, di tutti territori diversi, proprio per raccontare questa diversità. Le denominazioni regionali sono troppo ampie, a volte non raccontano molto, perché sono le sottozone a narrare le differenze. Si tratta di aziende artigiane, storiche, giovani, da nord a sud, est e ovest. In gestazione da due anni ma la rete nasce in maniera proattiva da quest’anno, presentata al Vinitaly e questa è la prima partecipazione fuori regione“. Andiamo a conoscerle.

Sardinia Terroirs

Saraja, con tre linee di bianco, Kintari Vermentino di Gallura Superiore 2024Kramori Vermentino Superiore 2024, e Kari di Petra, Vendemmia Tardiva 2022. Vini molto acidi, sapidi, le altitudini delle vigne sono più alte della media ma è evidente la presenza di granito. Vinicola Cherchi, azienda storica, con Vermentino Tuvaoes, molto elegante e dallo stile classico. Nel Sulcis, azienda Giba, su terreni sabbiosi in un zona molto calda. Ottimo il G Bianco, Vermentino 2024.

Cantina Giba – G Bianco

A seguire Antonella Corda, azienda del 2015, sud Sardegna. Riconosciuta nel 2016 come Cantina emergente del Gambero Rosso. Vini autoctoni, tra cui il Nuragus varietà bianca, rimesso in auge proprio dalla titolare. Vini molto sapidi e tipici. Il suo Cannonau ha un colore scarico, leggiadro e meno aderente a quello che tanti si aspettano dalla varietà. Quarto Moro, azienda di Piero Cella, (Oristanese), consulente enologo di tante altre aziende sarde, che fa molta sperimentazione sulle varietà autoctone. Orriu, Sulle bucce, Vernaccia 2024 VRM Memorie di Vite, Vermentino 2022. Un ottimo Semidano con tenute Perda Rubia, Sardegna Semidano Sémida 2024, dai profumi delicati di frutta bianca e erbe aromatiche appena accennate. Molto equilibrato e dal garbo gustativo accattivante.

Fine prima parte… (seguirà ulteriore approfondimento a  fine evento).

 

 

Susanna Schivardi
Filologa non pentita, ho trascorso anni a studiare testi classici prima di laurearmi in lettere antiche. Lettrice instancabile e amante di tutto ciò che è bello e buono, ho deciso di seguire un’altra passione: l’enogastronomia. Dopo una giovinezza tra bottiglie importanti e ottima cucina, ho scelto di trasformare quell’interesse in un percorso professionale. Scrivo da quando avevo vent’anni, spaziando tra arte, costume, politica e cultura, e nel 2024 sono diventata giornalista professionista. Da buona filologa, non smetto mai di approfondire: oggi frequento il corso per sommelier FIS a Roma e continuo a viaggiare per l’Italia alla ricerca di cantine con storie da raccontare e chef capaci di innovare con gusto. Racconto vino e cibo con curiosità e passione, per chi li ama e per chi vuole scoprirli meglio. Evito volentieri i tecnicismi, convinta che la semplicità sia il cuore della comunicazione. Il mio motto? Parlare meno, bere e assaggiare di più.

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