La Calabria di Costa degli Dei. Presto una Doc?

E’ quello che tutti si aspettano in Calabria, una Doc per la Costa degli Dei che già nel nome evoca qualcosa di magnifico. Un paesaggio brillante, che dalle colline dirada al mare, su tramonti cinematografici. Le vigne su terreni limosi e sabbiosi e su terre un tempo sommerse dall’acqua del mare, ventilazione continua e escursioni termiche invidiabili. Tutti i presupposti per una viticoltura che merita una denominazione.

Granatu – Casa Comerci

Al Ristorante Bencò di Roma, Via Fabio Massimo, di chiara tradizione calabrese, incontriamo alcuni produttori che ci hanno raccontato le loro bottiglie, con un omaggio particolare al Magliocco Canino e Zibibbo, declinati in varie versioni che ne consolidano le qualità.

Produttori e ospiti da Bencò

Le aziende sono tutte protagoniste al grande evento Beviamoci Sud Roma organizzato per omaggiare il centro sud vitivinicolo, 31 gennaio e 1 febbraio presso l’Hotel Westin Excelsior di Roma, e dare una chance ai consumatori di approfondire alcune zone spesso considerate, a torto, di serie b. Invece qui oltre che nel cuore del mediterraneo siamo anche in luoghi come Vibo Valentia dove la cultura greca ha avuto un’eco formidabile nella formazione della sensibilità comune e nelle tradizioni.

Ruggia – Cantina Masicei

Magliocco Canino e Zibibbo sono stati brillantemente raccontati da cantine come Casa Comerci, Cantine Benvenuto, Cantine Lacquaniti, Origine & Identità, Cantine Dastoli, Cantine Artesem Cantine Masicei. la Costa degli Dei comprende sedici comuni in un areale da Pizzo a Nicotera, tutto intorno a Vibo Valentia. Le vinificazioni avvengono in acciaio, per una scelta di identità territoriale e aderenza alle caratteristiche varietali.

Con i piatti di Bencò a cura di Manuel Bennardo i vini si sono espressi in maniera solida, con grande personalità. I metodi ancestrali hanno aperto il pasto con un sorso delicato e fresco, lo Zibibbo fermo mantiene in sé note mandorlate, tostate, anche fruttate di lampone. Si presta benissimo alla macerazione e per questo molti sono i produttori che la praticano. Il Magliocco Canino con qualche anno sulle spalle e l’acciaio è una beva incredibile che da filo da torcere a qualche Cabernet o anche ad alcuni tagli bordolesi. Un vino compatto, determinato, di grande carattere e con una mineralità sferzante che rende vivace il sorso. In versione passita lo Zibibbo è una carezza al palato, una coperta morbida e calda in cui avvolgersi. Ricche le note di frutta candita, uvetta passa, fico, cenni di note speziate dolci.

Qualche assaggio per chi vuole provare. Zibibbo di Cantine Benevento, 2024, fresco e minerale, adatto per iniziare il pasto. Ruggia di Cantina Masicei, 2024, uve Zibibbo, sorso intenso, note di erbe mediterranee. Granatu di Casa Comenci, Magliocco Canino con mezz’ora di macerazione per dare un colore rosa cipolla intenso, annata 2024, sorso fruttato, lampone, ciliegia, amarena, molto piacevole. P24 Magliocco Canino Cantina Lacquanti 2024, buono, sorso fresco, ricco di note speziate di liquirizia, sul finale vegetale. A Batia, Magliocco Canino 2021, di Casa Comerci, magnifico sorso lungo e vibrante, fa 50 giorni di cappello sommerso (grande concentrazione) e poi bottiglia. Cantina Artese Aramoni 2024, uve Zibibbo, al naso dolce e in bocca molto fresco. Vino dai sentori caldi, avvolgenti e memori delle note mediterranee.

Il menù proposto è un simposio di sapori di terra calabra, dalla pizza con ‘nduja e cipolla di tropea, fagioli “poverelli”, come primo piatto la Stroncatura, pasta fatta in casa con acciughe, olive, pomodori secchi, capperi. a seguire gnocchetti con salsiccia e pecorino del Monte Poro Dop. Un assaggio di baccalà con patate e cipolle caramellate chiude il pasto.

Bencò – Via Fabio Massimo – Roma

Susanna Schivardi
Filologa non pentita, ho trascorso anni a studiare testi classici prima di laurearmi in lettere antiche. Lettrice instancabile e amante di tutto ciò che è bello e buono, ho deciso di seguire un’altra passione: l’enogastronomia. Dopo una giovinezza tra bottiglie importanti e ottima cucina, ho scelto di trasformare quell’interesse in un percorso professionale. Scrivo da quando avevo vent’anni, spaziando tra arte, costume, politica e cultura, e nel 2024 sono diventata giornalista professionista. Da buona filologa, non smetto mai di approfondire: oggi frequento il corso per sommelier FIS a Roma e continuo a viaggiare per l’Italia alla ricerca di cantine con storie da raccontare e chef capaci di innovare con gusto. Racconto vino e cibo con curiosità e passione, per chi li ama e per chi vuole scoprirli meglio. Evito volentieri i tecnicismi, convinta che la semplicità sia il cuore della comunicazione. Il mio motto? Parlare meno, bere e assaggiare di più.

Articoli Correlati