Vermentino, vino di sole, vento e granito

Con la collaborazione del Consorzio di Tutela del Vermentino di Gallura DOCG, guidati dal Consigliere Nazionale e giornalista Alessandro Brizi, affiancato dalla Delegata Floriana Risuglia siamo andati alla scoperta del Vermentino di Gallura, il vitigno bianco per eccellenza della Sardegna: un vitigno versatile che ama il mare. La DOCG è riservata solo ai vini prodotti in un’area ristretta del nord-est dell’isola, prevalentemente in provincia di Sassari.

Marco Piro, presidente del Consorzio Vermentino di Gallura DOCG

I sardi sono testardi, agricoltori e allevatori. Ma oggi parliamo di vino. Il Vermentino è arrivato via mare, un vitigno che guarda il mare. Dalla Spagna arriva in Liguria, dove diventa Pigato e Favorita in Piemonte, con altri nomi che geneticamente sono cugini e fratelli di quello gallurese. Poi in Corsica, e in Sardegna atterra in Gallura, i primi vigneti sono proprio nati qui nel 1935, come racconta un socio della Cantina Sociale di Monti, suo padre in quell’anno piantava il primo vigneto specializzato. La superficie vitata oggi è intorno ai 1700 ettari.

Un vino alla moda

Tutti impiantano Vermentino, e da questo deriva un incremento del 10% nell’ultimo anno e l’aumento del prezzo nella Gdo. Vuol dire che piace. Le bottiglie finiscono presto. Quello di Gallura è l’unico Vermentino DOCG, non dimentichiamolo.

Il granito. I terreni sono da disfacimento granitico, sostanze minerali impressionanti, terreni poveri di sostanza organica. Tutto questo comporta una forte acidità, che permette di tirar fuori sentori unici al mondo.

Il vento. Due venti sono predominanti. Il Maestrale che dà fastidio ma è un toccasana come alleato biologico. Nel 2023 nell’annata di peronospora ci sono voluti pochissimi trattamenti. Tanto che ci sentiamo di dire che le vigne sono biologiche naturalmente. L’altro vento è lo Scirocco, che soffia da est, sud-est, un vero aerosol marino. Attraversa la costa e i sentori primari dell’uva si sviluppano definiti proprio grazie al vento.

La DOCG. Oggi il Vermentino si può trovare Superiore, con gradazione più alta, Frizzante, Spumante, Passito, Vendemmia Tardiva. Il disciplinare è molto restrittivo. La resa massima è di 100 quintali/ettaro, un minimo di 3.250 ceppi/ettaro. Con questa densità ogni ceppo può produrre non più di 3 kg. Il prodotto che ne viene fuori è di livello alto, rispetto ad altre zone che producono 160 chili ad ettaro. Non è banale dire che in Gallura si porta la qualità nel bicchiere.

Le fascette delle bottiglie sono circa sei milioni, 41 sono cantine associate di cui tre grandi cooperative, Cantina Sociale Monti, Cantina Giogantinu di Berchidda e Cantina Gallura di Tempio Pausania.

La degustazione

Il primo vino che abbiamo assaggiato è di Tenute Oskiros 2024, nato su terreni granitici e sabbiosi. Al naso arrivano profumi di fiori bianchi, miele d’acacia e frutta tropicale, con un tocco di erbe mediterranee. In bocca è fresco e sapido, con una leggera nota finale di mandorla. Buona anche la persistenza.

Poi passiamo al Lughente 2024 della Cantina Giogantinu, da uve biologiche coltivate a Berchidda. Il colore è giallo con riflessi verdolini, segno della sua freschezza. Profuma di frutta gialla, agrumi ed erbe. Al palato è fresco ma anche morbido, grazie alla parte glicerica. Ottima persistenza.

Arriviamo a uno dei più conosciuti: il Funtanaliras 2024. L’impatto al naso è fortissimo, con tanta frutta fresca e note minerali che diventano quasi di pietra focaia. In bocca ha una bella acidità, una sapidità interessante e un equilibrio dato da tocchi mielati. Finale lungo.

Dalla stessa cantina c’è anche Anghiloja 2024, molto profumato e ricco: fiori, frutta e una delicata mineralità che si ritrova perfettamente anche al gusto.

Con la cantina Li Duni proviamo il Renabianca 2024, prodotto con vigneti vicinissimi al mare, su terra sabbiosa. I profumi sono intensi: pesca tabacchiera, pera, note minerali e persino un accenno di idrocarburo. Il gusto è molto sapido, quasi salato, con una decisa vena agrumata. Persistenza lunghissima.

Il Tenute Campianatu 2023 punta su profumi floreali ed erbe aromatiche. È fresco e ricorda la macchia mediterranea, con meno frutta e più note vegetali e balsamiche. In bocca è salmastro, quasi iodato, ma poi si ammorbidisce grazie alla parte glicerica, lasciando un finale molto lungo.

Chiudiamo con una delle aziende più famose: Capichera, con il Vign’Angena 2022. Profuma tantissimo di fiori — iris, ginestra, biancospino — e poi si apre sulla frutta. In bocca è fresco, avvolgente e molto sapido, con una lunga persistenza.

Qualche considerazione.

Per capire perché quello di Gallura è il Vermentino più buono del mondo dobbiamo prima capire il territorio. È un’uva di secondo passaggio, che si definisce talassico, ossia arrivato per mare. In Gallura il legame col mare va spiegato profondamente, considerando che in Sardegna ci sono viti silvestri millenarie in produzione, l’isola è infatti definita un centro di seconda domesticazione della vite. Il Vermentino per una sua omogeneità si differenzia tantissimo in Gallura rispetto ad altri centri produttivi, perché la Gallura parla, con un territorio che ha un distretto agricolo con una varietà molto ampia. La cerealicoltura e la pastorizia estensiva sono molto sviluppate. La produzione di ovini e suini è enorme. Il clima è equilibrato, la gestione idrica è diversa e già queste basi bastano per spiegare la bontà del vino che qui si produce. Le aziende sono polifunzionali, e il fulcro è lo stazzu Gallurese, che è la base dell’economia sociale e agricola del popolo che sa come sfruttare al meglio le risorse.

Il risultato qualitativo dipende dal fatto che questa è la zona più ricca dell’isola, con più occupazione, l’unica con una DOCG e dove si fa un vino assolutamente di territorio che vince su tutto. Il primo fattore è la capacità di adattamento degli uomini e delle uve. Il risultato è un’uva mediterranea che lavora molto sulle acidità, sulle mineralità, un equilibrio costante tra luce e calore, che è croce e delizia. Un’uva di mare, di costa ma anche di entroterra. Da Tempio va giù vesto Ovest e guarda alle origini, verso occidente dove c’è la Spagna, da dove il vitigno è giunto. Il granito e il vento ancora una volta sono tutto, insieme alla mano dell’uomo. Un’uva che segue le sorti storiche del territorio, la storia politica, e ricordiamo le migrazioni del turismo, i romani e i milanesi che hanno portato il Vermentino nelle grandi città. Un elemento simbolo che oggi è di moda, di una qualità che non smette mai di stupire. Un vino bello da guardare, da assaggiare, nei riflessi, nella sua assoluta vivacità.

Susanna Schivardi
Filologa non pentita, ho trascorso anni a studiare testi classici prima di laurearmi in lettere antiche. Lettrice instancabile e amante di tutto ciò che è bello e buono, ho deciso di seguire un’altra passione: l’enogastronomia. Dopo una giovinezza tra bottiglie importanti e ottima cucina, ho scelto di trasformare quell’interesse in un percorso professionale. Scrivo da quando avevo vent’anni, spaziando tra arte, costume, politica e cultura, e nel 2024 sono diventata giornalista professionista. Da buona filologa, non smetto mai di approfondire: oggi frequento il corso per sommelier FIS a Roma e continuo a viaggiare per l’Italia alla ricerca di cantine con storie da raccontare e chef capaci di innovare con gusto. Racconto vino e cibo con curiosità e passione, per chi li ama e per chi vuole scoprirli meglio. Evito volentieri i tecnicismi, convinta che la semplicità sia il cuore della comunicazione. Il mio motto? Parlare meno, bere e assaggiare di più.

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