BEVIAMOCI SUD 2026

Beviamoci Sud 2026

E’ tornato e in grande forma Beviamoci Sud Roma, l’evento dedicato alla valorizzazione dei vini del Mezzogiorno d’Italia. La settima edizione si è svolta sabato 31 gennaio e domenica 1° febbraio 2026 nelle sale del The Westin Excelsior Roma. Dalla passione e dall’impegno di Marco Cum (Riserva Grande) e Andrea Petrini, con la direzione tecnica di Luciano Pignataro, Beviamoci Sud Roma racconta ogni anno l’evoluzione della viticoltura del Sud Italia, affermandosi come un osservatorio vivo e dinamico, capace di coglierne cambiamenti, identità e nuove eccellenze.

Masterclass Costa degli Dei

Le consuete masterclass hanno animato la passione dei curiosi e si sono dedicate a diversi temi: vini dell’Etna, realizzata a cura del Consorzio di Tutela Etna Doc, Primitivo di Manduria, in collaborazione con il Consorzio, focalizzata sull’evoluzione del vitigno negli anni e sulle diverse interpretazioni stilistiche che ne delineano oggi il profilo qualitativo. Costa degli Dei DOC, denominazione di recente istituzione ma già fortemente identitaria, attraverso la degustazione di vini prodotti con i due vitigni simbolo del territorio: Zibibbo e Magliocco Canino. Infine, spumanti dell’Etna, realizzata in collaborazione con l’Associazione Spumanti Etna, per approfondire una delle espressioni più interessanti e in crescita del vulcano siciliano, capace di coniugare finezza, verticalità e una forte impronta territoriale. Tornato anche il premio “Ambasciatori di Beviamoci Sud Roma”, riconoscimento dedicato a ristoranti, enoteche e wine bar che, nel corso dell’anno, si sono distinti per l’impegno concreto nella valorizzazione dei vini del Sud Italia all’interno delle proprie carte e proposte al pubblico. “La viticoltura del Sud Italia sta vivendo una fase di straordinaria maturitàafferma Luciano Pignatarofatta di maggiore consapevolezza, identità sempre più definite e una qualità media ormai stabilmente alta. Beviamoci Sud Roma cresce insieme a questo movimento: cresce nella selezione delle aziende, nel dialogo tra grandi realtà e piccoli vignaioli. È il segno di una manifestazione che continua a evolversi, restando fedele alla propria vocazione culturale”.

I nostri assaggi dedicati a poche aziende ma significative in questo panorama così ampio.

I colori del vino di Costa degli Dei

Eliseo Santoro, piccola azienda a conduzione famigliare di due ettari, in provincia di Avellino, Irpinia. Le uve sono a regime biologico e le fermentazioni sono spontanee. I bianchi sono Falanghina e Coda di Volpe. La prima in doppia versione non macerata e macerata. La Coda di Volpe a sua volta fa macerazione breve. Entrambe fresche, piacevoli e dalla ricca vena minerale, quasi sapida. I vini non sono chiarificati e non filtrati, grazie a uve sanissime in vigna. Il clima e il territorio aiutano ma non sempre bastano. “Crediamo molto nel terreno, così il gioco diventa più facile, lavoriamo in biologico e non è semplice ma ci sta tanto lavoro manuale, grande sacrificio e con la passione andiamo avanti – ci dice il titolare”. Hanno iniziato con lo sfuso e con la crescita della richiesta nel 2021 sono usciti con le loro etichette. I rossi sono i tipici vitigni, assaggiamo l’Aglianico 2022, molto autentico e identitario, dal sapore fresco e agile pur mantenendo una solida struttura. Un vino complesso ma semplice da bere. Consigliatissimo. Villa Raiano, azienda in Irpinia, a San Michele di Serino. Produce 300mila bottiglie su 35 ettari in tutte le denominazioni, Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Taurasi. Vini declinati sia in prodotti di annata e con Riserve di bianco. Infine, il Taurasi invecchiato in legno e che esce dopo tre anni dalla vendemmia. Ottimo Villa Raiano Greco di Tufo 2022, note di frutta secca, sensazioni agrumate, spiccata freschezza, acidità perfetta in bocca che permette un sorso lungo e piacevole. Vino di carattere. Villa Raiano Taurasi 2019, un ottimo sorso importante e fresco allo stesso tempo. Le note scure vengono bilanciate da un tannino agile, corpo pieno, freschezza di erbe aromatiche e lieve spaziatura. Molto buono.

Villa Raiano

La Mugilla, cento ettari di vigneti per raccontare la viticoltura nel Lazio, alle pendici del vulcano dei Colli Albani. Quattro bianchi, un rosato e cinque rossi. Atinea Cabernet Sauvignon Riserva 2021, affina in botte di rovere, il colore è bellissimo, intenso e profondo. Le note sono scure, balsamiche e speziate. Molto buono. La Mugilla SèLallero Frascati Superiore 2024 affina in acciaio e mantiene una sana purezza di sentori, freschi e sensuali. Da uve Malvasia, Trebbiano e Bombino che raccontano perfettamente il Lazio. Spiccano fiore bianco, agrumi freschi, per virare a note di pietra focaia e mineralità. Molto accattivante.

La Mugilla

Tommasone, Isola d’Ischia, un legame col vino che ha origini millenarie, la tradizione inizia nel 1870. Da Pietro, al figlio Tommaso detto Tommasone (da cui il nome), attraverso Antonio e oggi la figlia Lucia che ha preso il controllo dell’azienda. Assaggiamo Forastera Ischia Bianco Doc 2024, colore luminoso, molto minerale, agrumato, vellutato, asciutto. Magnifico. Tenuta dei Preti, Biancolella Doc 2023, ampio, fruttato, polpa di pera, fiori, mandorla. Vino complesso e appagante.

Tommasone – Isola di Ischia

evento Beviamoci Sud 2026

 

Susanna Schivardi
Filologa non pentita, ho trascorso anni a studiare testi classici prima di laurearmi in lettere antiche. Lettrice instancabile e amante di tutto ciò che è bello e buono, ho deciso di seguire un’altra passione: l’enogastronomia. Dopo una giovinezza tra bottiglie importanti e ottima cucina, ho scelto di trasformare quell’interesse in un percorso professionale. Scrivo da quando avevo vent’anni, spaziando tra arte, costume, politica e cultura, e nel 2024 sono diventata giornalista professionista. Da buona filologa, non smetto mai di approfondire: oggi frequento il corso per sommelier FIS a Roma e continuo a viaggiare per l’Italia alla ricerca di cantine con storie da raccontare e chef capaci di innovare con gusto. Racconto vino e cibo con curiosità e passione, per chi li ama e per chi vuole scoprirli meglio. Evito volentieri i tecnicismi, convinta che la semplicità sia il cuore della comunicazione. Il mio motto? Parlare meno, bere e assaggiare di più.

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