ALTO ADIGE. I vini bianchi che sanno di eleganza e struttura

La storia della viticoltura in Alto Adige è profonda e risale a 2500 anni fa. I vini prodotti sono conosciuti in tutto il mondo, chi inizia a bere non può non aver assaggiato il Gewürztraminer con la sua carica aromatica indimenticabile, per non omettere il Sauvignon Blanc e il Pinot Bianco che fanno la storia di questa regione anche oltreoceano. Ne parliamo per tanti motivi, partendo da un evento che a Roma li ha visti protagonisti insieme al Consorzio di Tutela Alto Adige. 

Südtirol Wein/benjamin_pfitscher

La zonazione e le Uga, unità geografiche aggiuntive

Il grande progetto della zonazione riguarda una attenta parcellizzazione del territorio che è il punto di partenza della qualità di qualsiasi vino. Tanti sono i fattori che presi in esame e messi insieme costituiscono la base su cui costruire un buon vino. Intanto le rocce, i minerali, le stratificazioni frutto di millenni di storia. Poi il microclima, qui in Alto Adige è molto caldo in pianura, mitigando man mano che si sale, e nelle zone più vicine al Lago incisiva è la presenza del vento. Le escursioni sono ottimali, il vino viaggia su binari di freschezza e solidità rare da trovare. Infine consideriamo l’irraggiamento solare e le precipitazioni. In tutto sono 86 Uga che vanno a definire e raccontare i vini in maniera ancor più sottile e precisa grazie all’analisi dei dati e all’osservazione coadiuvata dalla tecnologia.

Doc Alto Adige e sottozone

Come si è arrivati fin qui? 

La viticoltura fa parte del Dna di queste parti fin dai tempi dei Romani e dei Reti, passando per le mani monastiche dei frati medievali, arrivando all’Ottocento e agli Asburgo che han portato qui alcune varietà tra cui il Riesling e i vitigni di Borgogna, e il varco di confine che ha legato queste terre innegabilmente alle varietà internazionali. Negli anni Ottanta del novecento la grande rivoluzione, dopo anni di movimento che hanno visto passare in rassegna i I Vini Tipici, le due Doc, fino al grande cambio di passo dai rossi alla preponderanza di bianchi. Con un ampliamento ai mercati esteri di dimensioni bibliche. La lungimiranza qui prende piede e forma e grazie alla visione di tanti piccoli viticoltori oggi la storia qui è presente e segna già la traccia per un futuro brillante. Tanti appezzamenti dove anche il piccolo risuona con la sua voce grazie alla cassa dei grandi conferitori, delle cantine cooperative, qui dove il gruppo è forza e non dispersione.

La varietà di terreni cambia da ettaro a ettaro se non da metro a metro, una parte di vigneti si trova sul conoide alluvionale, dove i terreni sono profondi. Altri si trovano su versanti di sedimenti morenici, dove le radici faticano a penetrare.  E poi la roccia dolomitica, il calcare, soprattutto sulla parte meridionale dell’Alto Adige. Terrazzamenti e castelli, vigneti all’interno delle città in un cuneiforme intreccio di vita e vite, dove l’uomo convive con la terra e cura ogni piccolo pezzetto che è sotto la sua tutela.

Wein Südtirol_benjamin_pfitscher

I vini bianchi altoatesini sono di una spiccata sensazione fresca che non è solo termine retorico, ma vera e profonda identità di un’acidità che non manca mai. Per questo ne apprezziamo lo slancio, la vivezza, la limpidezza al sorso, la cremosità intrinseca che è un abbraccio tra colore, sapore e odore. Intensi e profumati si legano profondamente a un saper fare ancestrale, dove legno o acciaio fanno la differenza ma sempre con sapiente maestria. Riconoscibili ovunque, possono definirsi vini che tracciano davvero la storia della viticoltura in Italia, andando a bucare con personalità i mercati mondiali, mietendo consenso dai palati più diversi.

Vini bianchi in degustazione a Roma

Gli assaggi

Alto Adige Doc, Pinot Grigio, Giatl, 2023, Peter Zemmer, colore cristallino, opulento al naso e ricco di note fruttate. Cela la freschezza dietro una magnifica tostatura, ricca di note terziarie e ben bilanciate con la scia minerale che arriva sul finale di sorso. Interessante la parte fruttata che ricorda lampone e fragola. Alto Adige Valle Isarco Doc, Sylvaner R 2023 di Kofererhof. La predominante è la nota amaricante della mandorla, la cornice è floreale, la rosa, la lavanda, per aprirsi a note agrumate di pompelmo. Un vino complesso con finale tannico e la nota ammandorlata che ritorna. Molto dettagliato e raffinato.

 

Alto Adige Valle Isarco Doc, Kerner Aristos, 2024, Cantina Valle Isarco, La dolcezza è il suo forte. Non residuo zuccherino ma la frutta fragrante, snella, piacevole. Abbracciata da una forte spalla minerale, il naso è un intreccio virtuoso di erbe e fiori. Sul finale il frutto maturo come la fragola, per un sorso complesso e armonioso. 

Alto Adige Doc, Gewürztraminer Auratus, 2024, Tenut Ritterhof Weingut, il naso è verso la dolcezza, la rosa canina, agrume candito, litchi. In bocca ritorna la nota glicerica, il frutto maturo, un’avvolgenza grassa, cremosa, ma senza rinunciare al brivido sapido e alla fresca vivacità.

 

 

 

 

 

 

Susanna Schivardi
Filologa non pentita, ho trascorso anni a studiare testi classici prima di laurearmi in lettere antiche. Lettrice instancabile e amante di tutto ciò che è bello e buono, ho deciso di seguire un’altra passione: l’enogastronomia. Dopo una giovinezza tra bottiglie importanti e ottima cucina, ho scelto di trasformare quell’interesse in un percorso professionale. Scrivo da quando avevo vent’anni, spaziando tra arte, costume, politica e cultura, e nel 2024 sono diventata giornalista professionista. Da buona filologa, non smetto mai di approfondire: oggi frequento il corso per sommelier FIS a Roma e continuo a viaggiare per l’Italia alla ricerca di cantine con storie da raccontare e chef capaci di innovare con gusto. Racconto vino e cibo con curiosità e passione, per chi li ama e per chi vuole scoprirli meglio. Evito volentieri i tecnicismi, convinta che la semplicità sia il cuore della comunicazione. Il mio motto? Parlare meno, bere e assaggiare di più.

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