CANTINA LE MACCHIE: Rieti nel bicchiere

Mi chiedo se lo so fare. Se so raccontare di una giornata d’inverno con il sole splendente e dolcissimo in visita a una cantina vera (finalmente), a Rieti dove tra l’altro non ero mai stata prima.

Assurdo per una romana non mettere il naso fuori e non accorgersi che in provincia c’è un mondo magico di cui andare fieri, dove andare addirittura in vacanza.

Mi chiedo se lo so fare perché fermarsi oggi è la cosa più bella che possa accadere, fermarsi e gioire del tempo lento, della natura, della storia, della luna. La luna che oggi era piena, appesa in cielo, sorniona a guardare le viti dall’alto.

La Cantina le Macchie è un gioiellino che si stende alle pendici del Terminillo. Chi di noi romani non ha il ricordo di una prima sciata, con la neve mista a acqua, con la tuta presa in prestito da un’amica ormai più grande?! I vigneti di Cantina Le Macchie si trovano più o meno a 650 metri d’altitudine e sono difesi dal monte e mitigati dagli influssi mediterranei che stanziano nella conca reatina, una volta chiamata Lacus Velinus. Rieti è famosa per la sua escursione termica e questa sua caratteristica movimenta la vita delle piante e dei loro frutti.

Antonio di Carlo, voce e anima di Cantina le Macchie mi accompagna subito nei locali storici, dove riposano le bottiglie di metodo classico. Mi racconta con orgoglio e contentezza della sua idea di ristrutturare questi luoghi che sono nel cuore di Castelfranco, davanti a quello che un tempo era il forno del pane comune, dove tutti in paese portavano a cuocere il loro prezioso bene.

La ristrutturazione è ben eseguita, si vede infatti intatta una vasca per la pigiatura e le fermentazioni del 1400 e la poca luce e la temperatura fresca e costante di questi sotterranei fanno si che le bollicine dello spumante risultino particolarmente fini e persistenti. Ne ho le prove.

Salutiamo i maialini neri nati da pochi mesi, le capre intente a brucare l’erba verde, gli alberi di cachi e la torre di Castelfranco che ci racconta la storia delle mura del paese costruite nel 1376.

Antonio quindi mi annuncia il momento dell’assaggio e ci spostiamo nell’edificio moderno che ospita la produzione.

Il livello tecnologico degli impianti di vinificazione è molto alto, Antonio mi mostra per esempio un silos che conta solo 9 esemplari in tutta Italia, un sistema che riduce completamente i travasi e conserva innanzitutto la ricchezza olfattiva dei vini.

La gestione delle temperature in fase di fermentazione e di stoccaggio e le azioni che limitano l’uso di conservanti sono la cifra di questa cantina e ne sono la riprova i vini che assaggiamo insieme dalle botti.

E’ bello stare qui con Antonio perché l’amore per il suo lavoro è contagioso, assaggiamo i vini che considera figli suoi e immaginiamo l’evoluzione in bottiglia e i possibili abbinamenti a tavola.

La maggior parte delle lavorazioni in vigneto è svolta a mano, in regime biologico. I vigneti non sono estesi e sono distribuiti in aree geografiche differenti, il mix è vincente e la cura del singolo appezzamento di terra risulta più semplice anche se più faticosa e dispendiosa. Il sovescio è l’attività principe per aumentare la fertilità del terreno e il risultato è un vino sincero, ricco e coerente.

I vini sono diversi tra loro e l’insieme dell’offerta rende unica la produzione di Cantina Le Macchie.

Primo tra tutti voglio citare il Cesenese nero, si avete letto bene, Cesenese e non Cesanese, vitigno a bacca nera che proviene da un’incredibile vigna centenaria che abbiamo fotografato con stupore a pochi metri dalla cantina.

Poi troviamo il Sangiovese, il Montepulciano e il Merlot, oltre a quelli a bacca bianca tradizionalmente reperibili sul territorio, la Malvasia e il Trebbiano. Sulla Malvasia ci sarebbe da fare un discorso a parte, ma voglio lasciarvi qualcosa da scoprire da soli. Per chiudere insospettabilmente hanno trovato casa qui a Castelfranco alcuni vitigni nordici come il Riesling Renano e Gewurztraminer. Ormai alloctoni i vitigni sono davvero performanti, gustosi e con uno stile sinuoso e intrigante tutto italiano. “L’Ultimo baluardo” è il nome del Cesenese Nero o Cesenese di Castelfranco, un vino brillante, rosso rubino con note di cioccolato e pepe nero, setoso e fruttato poi c’è “Scarpe Toste Unplugged”un orange wine prodotto solo in 1000 bottiglie, una versione acustica del vino naturale bella schietta e stuzzicante.

Tra gli altri vini, tutti degni di nota, ci sono nomi altrettanto divertenti e significativi come:

“Il bandolo della matassa”, “Campo dei Severi” e “Il Cerqueto” dove inizia la vera storia di Antonio Di Carlo, l’omonimo nonno di Antonio, che nel 1972 volle in questa località piantare il suo primo vigneto.

Viticoltura eroica, amore per la terra e la natura, orgoglio reatino sono le note di una musica soffusa che si diffonde sui filari, a completare il quadro un bel ristorante di famiglia che può accogliere fino a 800 persone per festeggiare anche il giorno più importante, benvenuti a La Foresta Ristorante!

 

CANTINA LE MACCHIE

via Casa Nuova 5 – 02100 Castelfranco (RI)

cantinalemacchie.it

 

RISTORANTE LA FORESTA

via Foresta 51 – 02100 Castelfranco (RI)

ristorantelaforesta.it

 

Very Wine Confidential. Very Food Confidential.

 

Nerina Di Nunzio
I miei piatti preferiti? Pizza, gelato e tutto quello che è giapponese. Sono autrice e presentatrice TV, in realtà sono anche un avvocato pentito, esperta di marketing digitale e comunicazione. Per 7 anni sono stata direttore Marketing e Comunicazione del GAMBERO ROSSO e del Master in Giornalismo Enogastronomico, ho fondato l'agenzia di comunicazione e casa editrice Food Confidential, ho diretto per due anni la Scuola di Cucina della rivista "La Cucina Italiana" del Gruppo Condé Nast e per tre anni la sede di Roma dello IED - ISTITUTO EUROPEO DI DESIGN. Insegno all'Università Roma TRE nel "Corso di Laurea in Scienze Gastronomiche" e sono coordinatrice del MASTER in FOOD DESIGN PROJECT EXPERIENCE. In realtà vado anche pazza per il cioccolato e sono assaggiatrice esperta di birra e vino! Super appassionata di viaggi, arte e design, QUALITY AMBASSADOR di "cosaporto.it". La prossima sfida? Tra poco!

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