È attraverso il vino che si può iniziare a conoscere un territorio. È il caso dei Monti Lessini DOC, denominazione che trova nella Durella il suo vitigno identitario e che diventa una chiave per immergersi nel paesaggio, nella cultura e nelle tradizioni di questa parte di Veneto.
Un turismo culturale alpino che passa dalla cantina alla montagna, dalla conoscenza delle produzioni alla scoperta di un territorio che, pur trovandosi in area prealpina, conserva caratteristiche proprie delle montagne più alte.È questa la ricerca portata avanti da Giannitessari, cantina nata nel 2013 a Roncà (VR) che lavora sui tempi di affinamento, sulla fermentazione malolattica e sull’affinamento in acciaio, utilizzando anche tini dedicati ai vini bianchi. Non esiste un protocollo statico: ogni vino segue il proprio percorso e il tempo diventa uno degli strumenti principali per esprimere le caratteristiche della Durella. Ma Giannitessari non si limita ai Monti Lessini: lavora anche con Soave (Garganega) e Colli Berici (Tal Rosso), producendo circa 350.000 bottiglie l’anno grazie a vigneti distribuiti nelle tre DOC, per un totale di 35 ettari.
LE POTENZIALITÀ DELLA DURELLA
Nei metodi classici dei Monti Lessini, la Durella viene utilizzata al 100% e la sua struttura acida permette di lavorare su lunghi affinamenti mantenendo equilibrio e morbidezza. Anche con dosaggi molto bassi, infatti, la sensazione di morbidezza non deriva dallo zucchero, ma da altre molecole che si sviluppano durante il processo produttivo. È “una varietà che, in questo senso, vince sul metodo e che permette di ottenere interpretazioni differenti proprio attraverso la gestione dei tempi e degli affinamenti”, afferma il produttore Gianni Tessari.
Il Brut riposa per tre anni, quasi quattro, ed è ottimo per un aperitivo, con piatti di pesce e crostacei. L’Extra Brut 2019 arriva a sei anni di affinamento, con sboccatura a dicembre. Il Dosaggio Zero Monti Lessini Riserva DOC raggiunge invece tempi ancora più lunghi, fino a 120 mesi: nasce da uve del 2014. La cantina effettua due sboccature all’anno per questa tipologia.
LE ETICHETTE
La produzione si aggira intorno alle 30.000 bottiglie di Brut, 8.000 di Extra Brut e 3.500 di Dosaggio Zero. I prezzi sono rispettivamente di 16 euro per il Brut, 25 euro per l’Extra Brut e 40 euro per il Dosaggio Zero. Tra le tre interpretazioni, l’Extra Brut è quella più facilmente vendibile, mentre il Dosaggio Zero esprime una maggiore evoluzione, con sensazioni che ricordano la vaniglia e la frutta disidratata.
Tra le altre espressioni della cantina c’è Evento — Lessini Durello Riserva Dry, nato nel 2013, è dedicato al matrimonio della figlia Valeria. In questo caso il dosaggio raggiunge i 30 grammi di zucchero.
Accanto alle bollicine c’è anche il Pinot Nero — Veneto Rosso IGT, entry level della cantina, proposto a 8 euro. Il vino trascorre pochi mesi in legno, fino a marzo, prima di essere imbottigliato.
Giannitessari produce anche un orange, il Rebellis — Veneto Bianco IGT, ottenuto da uve Solaris che fanno fermentazione sulle bucce per 5-7 giorni con lieviti indigeni. E c’è un Rosé Metodo Classico che mette insieme Durella e Pinot Nero e che rimane per un minimo di tre anni nelle cave sotterranee della cantina. All’olfatto presenta sentori di fragolina di bosco e pane tostato.
Dalla cantina, dunque, si può risalire al territorio che la Durella rappresenta. C’è un turismo culturale alpino che passa attraverso l’immersione nel paesaggio e nelle sue produzioni. È quello che si può incontrare sui Monti Lessini, un altopiano che, pur trovandosi in area prealpina, conserva caratteristiche proprie delle montagne più alte. Qui le rocce affioranti raccontano un’orogenesi alpina e il paesaggio si apre tra la catena del Monte Baldo a ovest e il Monte Carega verso est, con il cuore della Lessinia che si incontra in luoghi come Bocca di Selva. Da questa località si può partire per raggiungere il rifugio Primaneve.
IL TERRITORIO
Il territorio della Lessinia è più ampio rispetto al Parco Naturale Regionale della Lessinia, che comprende 15 comuni, e arriva fino alle pendici del Monte Carega. La cima più alta della Lessinia è Cima Trappola, a 1.879 metri, mentre il gruppo del Carega raggiunge quote superiori, arrivando a circa 2.250 metri. Ci sono poi Cima Sparavier e altre cime che, pur non essendo altissime, presentano caratteristiche tipiche dell’alta montagna.
È proprio questa conformazione a rendere la Lessinia un territorio facilmente fruibile. Non ci sono grandi cime che incombono sul paesaggio e, una volta raggiunta la parte più alta dell’altopiano, la vista si apre a 360 gradi. Un ambiente abitabile fin dalla preistoria e oggi particolarmente adatto a un turismo lento, fatto di camminate e immersione nella natura. Anche il rischio di perdere l’orientamento è diverso rispetto alle montagne più alte: in caso di neve o di white out, quando tutto diventa bianco e il paesaggio si uniforma, proprio la mancanza di punti di riferimento può rendere difficile orientarsi.
LA STORIA
Il racconto dei Monti Lessini passa anche dalla cucina e dalle tradizioni della montagna. Tra le preparazioni più rappresentative ci sono gli gnocchi sbatùi, o gnocchi di malga, legati al periodo dell’alpeggio, da maggio fino al 29 settembre, festa di San Michele, quando tradizionalmente si chiudono gli alpeggi. È possibile mangiarli al rifugio Primaneve.
La ricetta è essenziale: acqua, farina, burro e formaggio. A seconda della zona cambiano però preparazione e ingredienti. A Bosco Chiesanuova e nella parte orientale si utilizzano anche ricotta affumicata e burro nocciolino, mentre a Erbezzo, nella parte occidentale, gli gnocchi vengono preparati diversamente. Il burro può essere lavorato fino a ottenere una sorta di “fioretta di burro”.
La tradizione degli gnocchi sbatùi è relativamente recente. Nei primi anni Settanta il Pippi delle Contrade — Antonio Menegazzi detto Pippi, re degli «gnochi sbatui con la fioreta» —iniziò a prepararli per la gente, trasformando una ricetta legata alla vita d’alpeggio in un piatto oggi riconosciuto come espressione della cucina della Lessinia.
Il progetto di valorizzazione enoturistica dei Monti Lessini parte dunque proprio dalla Durella e dal lavoro di cantine come Giannitessari: dalla possibilità di unire il paesaggio alla cultura del vino, la montagna alla tavola, la storia degli alpeggi alla ricerca contemporanea in cantina.
VERY WINE CONFIDENTIAL!























