TENUTA di SAN GREGORIO RACCONTA I COLLI SENESI

Produzione di vino, Cinta senese e accoglienza, nella visione di un’azienda che ha fatto dell’eccellenza la cifra stilistica dei suoi prodotti.

Immersa nella campagna senese, con uno sguardo diretto alla Val di Chiana e Chiusi, Tenuta di San Gregorio è oggi una realtà vitivinicola avviata. Documentata dal 1700 come proprietà di un Convento di suore di Chiusi, negli anni Cinquanta del secolo scorso prende il via la produzione vinicola, immersa in una sinergia tra uomo e natura, dove i vigneti sorgono tra boschi e vegetazione intatta. Il marchio inizia a essere commercializzato nel 1987 e si affiancano varie attività legate ai boschi, alle tartufaie, e infine una filiera di Cinta senese Dop che vanta ben 700 capi condotti allo stato semibrado, su un terreno ricco e ben conservato. L’allevamento non è un’attività collaterale ma cuore e complemento di una visione che vede nella biodiversità una ricchezza. Lardo, pancetta e capocollo di una bontà fuori dagli standard.

L’ospitalità è perfezionata dalla presenza di 11 appartamenti dove alloggiare e dotati di angolo cottura, per lasciare agli ospiti la scelta degli ingredienti e dei pasti, in un ambiente rilassante e sereno. I segnali della sostenibilità sono dettati da scelte precise. Come la realizzazione di una piscina fitodepurata, circondata da alberi di olivo, fauna naturale, in un habitat completo e ricco. Lo scenario offre al visitatore un’immersione totale nel luogo, nel profondo rispetto della natura, indirizzato da uno sguardo attento e di grande cura in ogni dettaglio.

I vini

Oggi si contano in tutto 27 ettari, di cui venti a vigneto e 7 di prossima produzione, oltre a 35 ettari di bosco e seminativo. Le bottiglie annue sono 80mila. In vigna viene utilizzata volentieri la tecnologia, con sistemi di monitoraggio tramite una applicazione, sistemi agricoli automatizzati che limitano molto gli infortuni degli operai, e una mappatura per monitorare i siti dove gli animali si cibano più volentieri, e studiare di conseguenza i terreni. Una parte cospicua di terreni, circa 18 ettari, sono destinati al Sangiovese e il resto ai tradizionali Canaiolo, Ciliegiolo e Colorino, mentre per i bianchi Malvasia e Grechetto. La filosofia è quella di esaltare il monovarietale autoctono.

Il primo vino che assaggiamo è Toscano Rosato Igt 2025, alla sua seconda edizione, da uve Sangiovese. Con quattro giorni di macerazione alle spalle è di un colore rosa scuro, tendente a porpora. Affina in cemento e se ne producono circa 3500 bottiglie. Protagonista il frutto che nel Sangiovese in versione rosato risulta succoso e delicato.

Toscana Rosso Igt Canaiolo 2022, affina per 12 mesi in cemento, il colore è poco trasparente. Fresco e immediato, ricco di note floreali. Elegante.

Toscana Rosso Igt Canaiolo 2024, fa più macerazione e il colore risulta intenso. Sorso che si concentra su frutto e parte vegetale. Arriverà a un perfetto equilibrio tra qualche tempo.

Toscana Rosso Igt Ciliegiolo 2022, tremila bottiglie. Grande acidità, sentori di frutto fresco, a polpa bianca. Equilibrato.

Toscana Rosso Igt Ciliegiolo 2024, il colore è rubino scuro, naso fresco, sorso dalle note vegetali, sentori erbacei, il frutto è croccante al secondo sorso. Il tannino è equilibrato. Un vino sincero e molto rasserenante.

Chianti Colli Senesi Docg 2024, da uve Sangiovese, dai sentori intensi di frutta rossa e di bosco, il tannino moderato e un sorso lungo.

Chianti Colli Senesi Riserva Poggio Pagliaio 2022, che fa maturazione per 12 mesi in cemento e poi altri 12 mesi di barrique. Vino che inizia a definire la personalità, vigoroso, intenso e persistente, un sorso interessante.

Toscana Bianco Passito Igt, Il Tesoro di Porsenna, 2018, naso ossidativo, sentori balsamici, eterei, al gusto pieno e ricco di agrume, miele, frutta secca. Grande acidità che permette un sorso sempre teso.

Le etichette sono un diretto richiamo ad alcuni dettagli presenti nella famosa Tomba della Scimmia, di origine etrusca e risalente al 480-470 A.C. Presenza che si integra perfettamente alla volontà di arricchire l’esperienza enogastronomica con una parte di enorme impatto visivo e culturale.

Il ruolo della viticoltura

Zona chiamata alla viticoltura da sempre, circondata da grandissimi nomi, i colli senesi sono appartati e magnifici nei paesaggi e nelle tinte verdi che ripecchiamo una natura fragrante, rigogliosa. L’amore tra la terra e il vino risale ai tempi antichi, dedicarsi alla produzione di vino è cosa pressoché naturale e le tipicità gastronomiche sono diretta emanazione di qualcosa che sa di qualità, pregio, dedizione. Da sempre.

Michele Monica, direttore dell’azienda, è giovane e occhio attento, voce autorevole e preparata. “Coltivare significa interpretare la terra, non dominarla. Il nostro compito è custodirne la voce e tradurla in emozione”.

Michele Monica

Il vino nasce da una tecnica pulita e consapevole, ma anche da un’estetica: quella dell’equilibrio, dell’eleganza e della precisione. Da questa visione prende forma il concetto di “vino pensante”, emblema di un’agricoltura colta e presente. Un vino che sa unire rigore, sensibilità e tecnica, diventa ambasciatore di un nuovo umanesimo del vino, dove l’esperienza agricola si unisce alla bellezza e alla cultura, in un unico lungo racconto.

In un contesto come quello del vino dove velocità e prontezza sono all’ordine del giorno, a San Gregorio si predica la lentezza, la consapevolezza, la calma nel produrre vino e cibo che siano un simbolo, una chiave di lettura di un’esperienza che non si esaurisce ma si rinnova costantemente.

 

Susanna Schivardi
Filologa non pentita, ho trascorso anni a studiare testi classici prima di laurearmi in lettere antiche. Lettrice instancabile e amante di tutto ciò che è bello e buono, ho deciso di seguire un’altra passione: l’enogastronomia. Dopo una giovinezza tra bottiglie importanti e ottima cucina, ho scelto di trasformare quell’interesse in un percorso professionale. Scrivo da quando avevo vent’anni, spaziando tra arte, costume, politica e cultura, e nel 2024 sono diventata giornalista professionista. Da buona filologa, non smetto mai di approfondire: oggi frequento il corso per sommelier FIS a Roma e continuo a viaggiare per l’Italia alla ricerca di cantine con storie da raccontare e chef capaci di innovare con gusto. Racconto vino e cibo con curiosità e passione, per chi li ama e per chi vuole scoprirli meglio. Evito volentieri i tecnicismi, convinta che la semplicità sia il cuore della comunicazione. Il mio motto? Parlare meno, bere e assaggiare di più.

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