Tenute dei Ciclopi è una delle realtà più rappresentative dell’Etna Doc. Siamo qui in uno dei Consorzi più antichi d’Italia. Nasce nel 1968, e il disegno sulla mappa geografica è una C rovesciata intorno ai crateri centrali dell’Etna il vero protagonista di questi vini e di questa terra. Una terra madre e matrigna, perché il vulcano aiuta un terroir eccellente e unico al mondo, ma le sue eruzioni portano anche disgrazia e distruzione. I paesaggi sono lunari, tra la montagna e il mare a est. La Doc si estende sui tre versanti del vulcano con altitudini tra i 450 e 1000 metri.
Per capire l’Etna Doc, dobbiamo prima conoscere le Contrade, vera anima dei vini. Sono un elemento distintivo perché si differenziano per sabbie di granatura diversa. Ricordiamo il territorio vulcanico, che determina le differenze tra contrade. Quelle più antiche sono anche più friabili e danno ai vini una maggiore eleganza.
La cenere vulcanica che si genera dalle colate è trasportata dal vento e si deposita su vigne e radici, protegge e nutre e dona caratteri organolettici unici. In base all’altitudine la cenere è sempre diversa.
Altro elemento è il mare, a est dove si trova Milo dove le terrazze di pietra lavica sono sempre ventilate. Poi troviamo anche la neve, perché l’Etna è una montagna di 3.357 metri, sulle vigne alte nevica in alcuni periodi dell’anno e quando la neve si scioglie, inumidisce i terreni e ne assicura il benessere nei periodi siccitosi.
La coltivazione è ad alberello etneo, un sistema classico, con impianto di 70 cm-1,10m (tra un filare e l’altro), a scacchiera. I venti, in questo disegno, possono fluire in ogni direzione. In estate si legano le foglie a cappello e si proteggono i grappoli dal sole.
Il Palmento. Un nome, una storia. È il luogo dove si faceva, e si fa tuttora in alcune realtà storiche, il vino e si fonda sulla verticalità, tutto scende dall’alto in basso, in modo naturale.
I versanti sono ampi e diversi. A nord ci sono quelli dei grandi rossi, dove scorre il fiume Alcantara tra Catania e Messina, un termoregolatore importante durante la primavera. Sul versante est ci sono i grandi bianchi, grazie a una forte esposizione ai venti e al mare.
La produzione gira intorno a Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Carricante e Catarratto. L’impronta dei vini è lavica e fortemente minerale. In tutti si sente sempre una scia sapida intensa.
La storia della viticoltura in Sicilia.
I greci sono la matrice di tutto, qui c’era la Magna Grecia e la cultura era greca. Il popolo greco esportava le sue colture e anche la vite e i sistemi di vinificazione. Tra i grandi estimatori, anche Omero parlava dei vini etnei. Una terra di passaggio, come viene descritta dall’Ulisse omerico, e un legame tra Sicilia e Grecia esiste anche nell’isola di Creta dove si vinificava nello stesso modo. Ma non solo, anche altre popolazioni (numerosissime) sono arrivate qui, portando tante varietà di uva. La storia vinicola etnea ha un’esplosione nell’Ottocento, la famosa età dell’oro, grazie alle viti a piede franco (non innestate), su 50mila ettari di vigne. Poi con la fillossera, la necessità di uve atte al trasporto e gli innesti americani, arrivò la crisi, le vecchie vigne furono espiantate, sostituite da altre colture o dal nulla. Dalla ricchezza alla povertà il passaggio fu repentino e quasi nessuno volle più parlare di viticoltura. Ma Tenute dei Ciclopi ha retto il colpo, i vecchi capofamiglia erano forte, e come loro le viti. Con un grande lavoro di riabilitazione, L’Etna Doc oggi parla a livello nazionale e internazionale, portando vini di assoluta qualità e di un carattere unico. Nel 1990 inizia la rinascita e all’oggi ci sono 1400 ettari vitati e 220 produttori.
Tenute dei Ciclopi- Passopisciaro, Castiglione di Sicilia (CT).
I Ciclopi sono quelli, e non solo il mito, che davvero hanno portato avanti la viticoltura anche in periodi bui. Scrivono la storia “i vecchi che si spaccavano la schiena e che non volendo sono finiti nel tritacarne delle grandi produzioni”. Racconta Giordano, uno dei titolari. Riccardo Messina, Giordano Lorefice e Giacomo Palazzolo, amici fin dall’università, insieme hanno investito, durante la pandemia, nell’acquisto di sette ettari di vigneto tra i comuni di Randazzo, castiglione e Milo, da alcune famiglie storiche di vignaioli. “Siamo intervenuti in continuità, rispettando il biologico, lasciando che ogni vigna mantenesse il nome antico. Un omaggio ai nostri giganti. I Ciclopi sono un mito radicato, per esempio il dio Efesto, dio del fuoco, viveva all’interno del vulcano e quando l’Etna eruttava voleva dire che il dio lavorava il ferro”.
Poi il mito di Polifemo, che con il suo occhio regala l’icona simbolo dell’azienda.
Salvo Foti, l’enologo storico della tenuta parla di vini umani. “Mettono al centro il rapporto tra uomo e natura, sempre vulcanica, protagonista per eccellenza. Il vulcano mormora, fa rumore. Un’eco costante. Ma anche una figura pericolosa. La lava spesso arriva al mare, creando un rapporto complesso. L’uomo scende a patti e si misura con la natura. Sempre”.
Tenute dei Ciclopi comprende 12 ettari e mezzo, di cui 7 vitati. Lavorano solo con vitigni autoctoni, e unicamente all’interno della denominazione. 50mila sono le bottiglie in produzione. Le vigne sono molto vecchie, dai 60 ai 120 anni e questo è un grande punto di forza, perché le viti vecchie sono resilienti anche di fronte al cambiamento climatico. La cifra stilistica si mantiene costante, cosa che non accade negli impianti nuovi.
Le Contrade.
Sul versante Nord a Castiglione di Sicilia, Passopisciaro – Contrada Diciassettesalme e Feudo di Mezzo, molto scoscesa, ricca di vento.
A Randazzo: Contrada Pignatuni, di appena 2500 metri e con un’età di 118 anni, e Montelaguardia, con 4 ettari e mezzo, anche questa vigna centenaria. Contrada Pino, al confine della Doc, una vigna molto alta dell’Etna, prefillosserica, che giace in un cratere spento.
Sul versante est Contrada Rinazzo a Milo, 870 metri di altitudine, con un palmento ottocentesco.
Gli assaggi.
Etna Bianco, 2023, Carricante 70%, Catarratto 30%, fermentazione in acciaio per un anno. Il Carricante è molto longevo, si paragona al Riesling, ma vive anche di luce propria. Ha una grande acidità. In acciaio si esprime molto bene. Oro verde, al naso lime, agrume, molto floreale, fiori gialli, nota di dolcezza, poi si rilassa verso note saline, salmastre. In fondo senape, salvia, a tratti burroso. In bocca molto cremoso, pilotato da acidità non tagliente. Molto equilibrato. I richiami sono molto, duttile e piacevole. Il blend è pensato per il mercato americano. Ottimo con spaghetti e pesce al forno.
Contrada Rinazzo- Milo. Solo qui si può fregiare il vino come bianco Superiore, la produzione è molto esigua. A Milo il terreno è alto e a strapiombo. Le vigne sono complesse, con terrazzamenti lavici. La vigna di Rinazzo è realizzata su un condotto lavico, sfruttando un avvallamento. 650 bottiglie per la 2022 e 2023, ora sono arrivati a 2000 bottiglie. Un vino che parla di mare. L’ Etna Bianco Superiore, 2023. Carricante 100%, fa botte grande, non invasiva. Appena 12 gradi. Molto acido e verticale. Colore dorato, componente meno floreale, si proietta verso alga marina, salmastra e minerale, nota fumee, tostata, vaniglia, fiore. In bocca troviamo le erbe aromatiche, nota minerale, frutta secca. Lime, agrume sul finale. Vino molto mascolino, muscolare.
Etna Rosato 2024 – Contrada Montelaguardia-Randazzo – Vigna del Campo– a 700 metri, la vigna è in parte vecchia, in parte reimpiantata nel 2015. La Contrada si adatta all’evoluzione climatica con l’esposizione a nord. Ci sono luce e aria, il suolo è molto antico. Con uve Mascalese e Cappuccio, la colorazione è rosa tenue. 13 gradi. Al naso salamoia, oliva, nota floreale di rosa, melograno, fragola, sensazione dolce. Grande acidità, tanta salinità. Richiamo alla fragola macerata al gusto. Grande estrazione e lunghezza. Molto lineare. Finale ponderato e gastronomico.
Etna Rosso, 2023, Nerello mascalese 80% e Cappuccio il 20%, il blend è fatto in vigna, nella linea classica sono arrivate le poche uve dei Cru della 2023 che è andata quasi tutta perduta. Solo acciaio. Un terzo della massa fa botti sature, il vino va sul mercato quasi subito. Al naso pietra focaia, fumo, sabbia. Poi arriva il floreale, fiore scuro, frutta nera poco matura, molta acidità. Colore tipico, caldo, dal rubino con screziature granato. Profumi intensi, prugna, salsedine, rabarbaro, china, spezie, profumi natalizi, avvolgente. Il contesto di questo vino è giovane, verticale, minerale, il tannino vivace, bilanciato. Richiamo alla china, sul finale e note speziate, erbe medicinali, carattere ancestrale. La freschezza sostiene il tutto.
Contrada Feudo di Mezzo (Castiglione di Sicilia), storica e presente nella prima stesura del disciplinare. Prima si chiamava Contrada Purcarìa, poco adatta alla comunicazione. Si chiamava così perché si riteneva che lì non si dovesse coltivare nulla. Invece la vite cresce laddove nulla cresce. Il suolo è fatto di sassi. Grande esposizione al sole, eccellente la ventilazione. La vigna è molto scoscesa con un filare per terrazzamento, la coltivazione qui si fa davvero eroica. Viene trattata come un Cru. Qui il canalone dell’Alcantara funziona da ottimo veicolo marino favorendo l’escursione termica in modo marcato.
Etna Rosso, 2021, due anni di botte grande. Apice di potenza ed espressione. 13,5%, blend di Nerello Mascalese 80% e Cappuccio al 20%. Il suolo è composto da tanto pietrisco e ciottolato. Il rosso è rubino/granato, colore tipico, media trasparenza. Profumi minerali, pietra focaia, fiore, frutta e nota salina. Cenni di nota smaltata. L’impianto è tutto sulla mineralità. A seguire nota ferrosa e ruggine. Molto complesso. Vino molto elegante, emozionante. Il tannino esce con calma. Un vino tridimensionale, ampio. Sapido e minerale. Una poesia pura.
Contrada Pino (Randazzo) a quasi 900 metri, vigna Nucifora, all’interno di un cratere spento, la vigna era a piede a franco e così è rimasta. Isolata dalle altre, impermeabile alle malattie. Di notte arrivano i venti e alle spalle i crateri dell’Etna regalano un bosco fitto di castagni e querce che la proteggono.
Etna Rosso Piede Franco Quota 900. Annata 2022. 13 gradi. Nerello Mascalese 80%, Cappuccio 20%, blend in vigna, due anni in barrique. Bere un vino prefillosserico è come entrare in un tempio. Rosso rubino, poco più concentrato. I profumi sono di note boschive, alloro, terra bagnata. Frutta, mirtillo, amarena, pian piano subentra il balsamico, corteccia, il minerale è in fondo. Diventa avvolgente e masticabile. Pieno. Denso. Strutturato ma si svela poi con tante sfumature. Dopo escono speziatura ed erbe officinali. Lievemente amaricante. Vino del tutto fuori scala. Unico.
I prezzi: Etna Bianco, Etna Rosato, Etna Rosso 28-32 euro. Etna bianco Superiore e Feudo di Mezzo 52 euro. Rosso Piede Franco Quota 900, 98 euro.




























