SICILIA. IL CERASUOLO DI VITTORIA E GLI ALTRI VINI DI TERRE DI GIURFO

Ci troviamo in una delle zone più belle della Sicilia, nel sud est virtuoso che da anni parla la lingua del Cerasuolo di Vittoria, l’unica Docg dell’isola. 

Terre di Giurfo si trova a Licodia Eubea, sopra Vittoria, fuori dalla zona del classico dove si produce uno dei Cerasuolo di Vittoria più identitari che abbiamo assaggiato. L’estensione si compone di trenta ettari e 15 a uliveto, la magnifica Tonda Iblea, su un’altura che pian piano digrada, andando a creare una sorta di vallata su cui si affaccia la bella cantina con la sala della degustazione in vetro. Le varietà coltivate sono Inzolia, Nero d’Avola, Grillo e Frappato, su vigneti esposti da sud-est a ovest e molte etichette prendono il nome proprio dalla posizione degli impianti, come il Suliccenti, sole a occidente.

Terre di Giurfo si trova a 500 metri sul livello del mare e quindi il clima varia dal caldo siccitoso al freddo dell’inverno, con temperature che si abbassano anche in estate. La sua  posizione è strategica èal limite tra Catania e Ragusa, in linea della sala da pranzo si vede l’Etna in lontananza, maestoso e magico.

L’azienda ha alle spalle quattro generazioni della famiglia Giusino, ora Alessi, i due figli Achille e Alessandra sono attualmente i titolari. Evidente è la spinta innovativa, pannelli solari, colonnine per l’elettrico e una rivoluzione lenta e sottile che vuole affacciarsi alle nuove tecnologie. In arrivo anche un resort di lusso con una piscina per accogliere i turisti che visitano la cantina, assaggiano i vini e poi si vogliono riposare senza spostarsi troppo dall’azienda. Si producono circa 80mila bottiglie.

Gli assaggi ci hanno portato in un entroterra tipico, il sorso è masticabile, polveroso, tannini vellutati e per i bianchi tanti profumi mediterranei.

Tra i bianchi, Sicilia Doc, Suliccenti, 2025, da uve Grillo, che fa solo acciaio. il naso è molto intrigante, ricco di spezie e erbe fresche, lentamente si affacciano note fruttate e minerali. Toni agrumati arricchiscono un sorso deciso e fragrante, composto da pesca bianca, fiore, al secondo sorso giungono note di cedro, spinta sapida e minerale termina un assaggio molto interessante.

Vittoria Doc, Belsito, 2024, da uve Frappato, l’uva autoctona di Vittoria che è caratterizzata da una vivida nota fruttata di fragola e ciliegia. La vinificazione in acciaio ne mette in evidenza il frutto croccante, note di erbe medicinali ampliano il sorso, in bocca il tannino è lieve, ben vellutato, molto fresco e piacevole. Lo potremmo abbinare ai saltimbocca alla romana.

Sicilia Doc, Nero d’Avola, Kudyah, 2022. Il colore è affascinante, un rubino intenso che parla. Al naso imminenti le note minerali, ferrose. Sentori di cappero, gelso nero, mirtillo, in bocca arriva una lieve scia glicerica. Frutto coeso, tannino vellutato. Una vivace parte di acidità completa il sorso. Un vino che alcuni definiscono “femmina”.

Cerasuolo di Vittoria Docg, Maskarya, 2020, da uve Nero D’Avola al 60%, Frappato al 40%, le due varietà storiche per questo blend che ha fatto la storia vitivinicola siciliana. Il vino fa sosta in solo acciaio, il naso è importante, ricco di note scure, la resina, le conifere, sentori di bosco, legno, persistenti. Folate balsamiche lo arricchiscono. Un sorso importante e impegnativo ma comunque godibile anche servito fresco.

Cerasuolo di Vittoria Docg, Maskarya, 2017. Il Nero d’Avola in questo caso ha fatto un passaggio in barrique, il naso è profondo e ricco di spezie dolci, il sorso rotondo, il tannino levigato, vellutato, ben integrato a una buona terziarizzazione. I sentori variano tra liquirizia, pietra focaia e incenso.

 

 

 

 

Susanna Schivardi
Filologa non pentita, ho trascorso anni a studiare testi classici prima di laurearmi in lettere antiche. Lettrice instancabile e amante di tutto ciò che è bello e buono, ho deciso di seguire un’altra passione: l’enogastronomia. Dopo una giovinezza tra bottiglie importanti e ottima cucina, ho scelto di trasformare quell’interesse in un percorso professionale. Scrivo da quando avevo vent’anni, spaziando tra arte, costume, politica e cultura, e nel 2024 sono diventata giornalista professionista. Da buona filologa, non smetto mai di approfondire: oggi frequento il corso per sommelier FIS a Roma e continuo a viaggiare per l’Italia alla ricerca di cantine con storie da raccontare e chef capaci di innovare con gusto. Racconto vino e cibo con curiosità e passione, per chi li ama e per chi vuole scoprirli meglio. Evito volentieri i tecnicismi, convinta che la semplicità sia il cuore della comunicazione. Il mio motto? Parlare meno, bere e assaggiare di più.

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