Principe di Corleone, il biologico, l’ultima vendemmia e il Novello

A qualche settimana dalla fine della vendemmia, a Principe di Corleone, nel comune di Monreale in provincia di Palermo, si festeggia un’ottima raccolta. La vendemmia 2025 segna una data importante perchè è la prima totalmente Bio. 

“La vendemmia 2025 in Principe di Corleone si è mostrata molto incoraggiante – racconta l’agronomo dell’azienda Pietro Pollara – abbiamo iniziato con le varietà precoci come lo Chardonnay e con la base spumante di Nerello Mascalese per la produzione del nostro metodo classico San Loè Brut”. La vendemmia è andata avanti con il Grillo, il Merlot ed il Syrah, poi l’Inzolia e Cabernet Sauvignon. La raccolta dell’uva per la famiglia Pollara si è conclusa ad Ottobre con gli ultimi grappoli del Catarratto a 950 metri di altitudine, un vero e proprio cru aziendale.

“Da quest’anno tutta la produzione di uva delle nostre tenute sarà BIO – precisa Leoluca Pollara, responsabile marketing dell’azienda – siamo in procinto di attivare anche un nuovo impianto fotovoltaico che andrà a coprire quasi totalmente il fabbisogno energetico aziendale”. La cantina di Corleone è certificata Sostain da diversi anni e parte dei vigneti era già in regime biologico ma i vini che nasceranno da questa vendemmia potranno fregiarsi del bollino verde.

I vigneti della tenuta, adagiati sulle colline tra i 300 e gli 800 metri sul livello del mare, sono coltivati secondo i principi dell’agricoltura biologica e sostenibile. Negli ultimi tempi inoltre si è deciso utilizzare bottiglie più leggere (450 grammi) e alcune provengono dal progetto bottiglia 100 % Sicilia, vetro prodotto e riciclato in Sicilia.

Cupido – Novello

Dal 31 Ottobre però anche un’altra uscita che segna il passo dell’azienda, Cupido, il Novello di Principe di Corleone, vino giovane e gioioso, capace di portare allegria in ogni calice e di conquistare il palato con il suo carattere fruttato e la sua freschezza. Da oltre quarant’anni, l’azienda celebra l’arrivo dell’autunno con questo brindisi speciale. “Per noi non è solo un vino simbolico, che segna il bilancio della vendemmia, ma anche un punto di riferimento per tanti affezionati – racconta Pietro Pollara – Siamo stati tra i primi in Sicilia a credere nel vino novello, e oggi Cupido rappresenta per noi un legame profondo con il territorio e con le persone che da anni ci seguono e ci sostengono”.

Il Novello Cupido è stato sempre fatto con la macerazione carbonica, che richiede tanta tecnica. Il consumatore si accorge della differenza di lavorazione e “questo ci ha sempre premiato e il nostro Novello è sempre attesissimo – conferma Leoluca – l’intensità dei profumi, la frutta, il fiore, aiutano ad avvicinare nuovi giovani clienti”. Il nome? “Si chiama così perchè fa innamorare, e molti lo comprano per festeggiare la notte di San Valentino”.

La storia. Inizia col bisnonno che a fine ottocento comprò i terreni dal Principe di Corleone, iniziando poi l’attività vitivinicola negli anni sessanta e a fine anni ottanta risale l’apertura della cantina con i nuovi vitigni, varietà internazionali come Cabernet e Chardonnay. Nel 2000 iniziarono a impiantare Catarratto e il Nerello Mascalese, che c’era sempre stato ma in stato di abbandono. Le vigne sono in parte recuperate e in parte impiantate da zero. Oggi si contano 100 ettari di cui 70 vitati, per una produzione di 700mila bottiglie. Si coltivano anche grano e piante di olivo. L’azienda lavora tutta in chiave sostenibile, anche con la prossima messa in funzione di un impianto fotovoltaico che permetterà un’autonomia energetica quasi totale.

Famiglia Pollara

L’export copre Giappone, Australia, Thailandia, Vietnam, Europa in Belgio, Svizzera, Malta, Regno Unito. In America Stati Uniti e Canada.

L’azienda molto virtuosa aderisce anche a un progetto di tutela della biodiversità, “HoneyBees & Vineyard”, promosso dalla Fondazione SOStain Sicilia in
collaborazione con la FAI (Federazione Apicoltori Italiani), che ha come obiettivo la protezione delle api, portando nella tenuta le arnie di ape nera sicula, in via di estinzione. Questo ha incentivato l’impollinazione e la salubrità dei vigneti.

Le linee dei vini. Le varietà sono Nerello Mascalese, Nero d’Avola, Syrah, Catarratto, Inzolia e Chardonnay. Di Catarratto hanno una tenuta di due ettari a Corleone, a 950 metri, e si fa un vino di alta montagna biologico, uno dei Catarratti più alti di Sicilia. Si declina con profumi intensissimi, quasi un vino del Trentino.

Catarratto di Alta Montagna

Il corpo principale della produzione è in Contrada Malvello, su media alta collina, i terreni sono argillosi, a circa 450 metri slm., con estati molto calde. Possono avvalersi dell’irrigazione di soccorso, a causa di picchi di anche 44 gradi in estate. A 950 metri non c’è irrigazione, si produce in maniera più semplice rispetto alla media collina. In passato in quella tenuta c’erano gelate e neve ma adesso questi problemi non ci sono più.

Le vinificazioni vengono seguite dai due enologi della famiglia, Vincenzo il papà e il fratello di Leoluca, Pietro Pollara. In azienda è presente anche il cugino Gaetano. Si prediligono acciaio e legno, barrique e botte grande. Ormai i consumatori moderni non amano il legno, tranne russi e americani, come ci racconta Leoluca.

Ridente Orlando

Il Syrah si è adattato benissimo e rientra nella Linea Collezioni che è quella di maggior appeal. La Dop Monreale a Corleone esprime la sua peculiarità proprio con il Syrah, Ridente Orlando, ricco di cioccolata fondente e spezie, davvero un rosso interessante e profondo.

L’enotursimo è un altro dei pezzi forti dell’azienda, attraverso un portale sul sito con cui i clienti possono prenotare la loro esperienza, dalla semplice degustazione, alla visita in cantina o abbinamento cibo/vino e infine il pic-nic in vigna. Molte le richieste e un modo nuovo per parlare di vino e farlo consocere.

 

Susanna Schivardi
Filologa non pentita, ho trascorso anni a studiare testi classici prima di laurearmi in lettere antiche. Lettrice instancabile e amante di tutto ciò che è bello e buono, ho deciso di seguire un’altra passione: l’enogastronomia. Dopo una giovinezza tra bottiglie importanti e ottima cucina, ho scelto di trasformare quell’interesse in un percorso professionale. Scrivo da quando avevo vent’anni, spaziando tra arte, costume, politica e cultura, e nel 2024 sono diventata giornalista professionista. Da buona filologa, non smetto mai di approfondire: oggi frequento il corso per sommelier FIS a Roma e continuo a viaggiare per l’Italia alla ricerca di cantine con storie da raccontare e chef capaci di innovare con gusto. Racconto vino e cibo con curiosità e passione, per chi li ama e per chi vuole scoprirli meglio. Evito volentieri i tecnicismi, convinta che la semplicità sia il cuore della comunicazione. Il mio motto? Parlare meno, bere e assaggiare di più.

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