DIMENSIONE VINO 2026. Cambia la dimensione, rimane la qualità

Dimensione Vino è l’evento che mette in connessione territori, persone e visioni, creando un punto d’incontro autentico tra professionisti e appassionati del vino. Nasce da oltre 30 anni di esperienza nel settore enologico, un percorso in cui si mette in evidenza che la qualità deriva dalla terra e prende valore attraverso le persone. Con 32 produttori talentuosi selezionati, oltre 600 clienti e una rete di 13 agenti professionisti sul territorio, Dimensione Vino rappresenta molto più di un evento: è un ecosistema di relazioni, competenze e opportunità. Una giornata pensata per favorire l’incontro diretto tra produttori, ristoratori e wine lovers, con degustazioni, momenti formativi ed esperienze, per vivere il vino in modo concreto, evoluto e coinvolgente. Il 27 aprile dalle 11 alle 21 si è svolto l’evento presso l’Hotel Belstay di Roma. Abbiamo partecipato per cercare tra i banchi qualche assaggio interessante da condividere.

I nostri consigli.

Un evento come quello di Dimensione Vino è un’occasione per trovare in una sola giornata tante realtà diverse, che possono sembrare dispersive ma in effetti mettono in connessione diversi spunti. Inizieremo dalle ben note bollicine, il Prosecco che tutti conoscono ma forse non sotto la firma di Casa Gheller, che per Dimensione Vino ha presentato Prosecco Millesimato 2025, Valdobbiadene Prosecco Superiore e Rosé Millesimato 2025. La famiglia Gheller ha iniziato da quella che era una piccola residenza estiva a quello che oggi è una vera azienda in un territorio come Valdobbiadene, che dal 2019 è riconosciuto Patrimonio dell’Umanità. Le uve Glera sono all’85% e il resto piccole parti di uve autoctone minori. La Cuvée del Rosé Millesimato è con aggiunta di Pinot Nero e ci colpisce la sua fragranza, i sentori di piccoli frutti, una nota di litchi molto intrigante. Assaggi freschi e pronti, ottimi per aprire una gioiosa serata di festa. Come il Prosecco vuole.

Procedendo per gradi, facciamo un passaggio dai vini di Produttori di Manduria (Puglia), in particolare Zìn e Aka. Zìn Salento Igp è un Fiano in purezza che abbiamo avuto la fortuna di assaggiare anni fa. Ricco di frutta bianca, accompagnata da erbe aromatiche, un vino complesso e profumato. Aka Salento Igt Primitivo Rosato, una meraviglia alla vista, colore intenso, pieno, audace. Esprime tutta la sua ampiezza con lampone, fragole di bosco, cenni minerali molto piacevoli. Succoso, sapido, un vino croccante e non banale. Da gustare fresco, non freddo e insieme a un pasto complesso ma non ridondante, per non perderne la personalità.

Dal Sud arriviamo in Friuli per parlarvi del Collio, con l’azienda Humar. Grande tradizione, la cantina nasce nei primi del Novecento, a fondarla è Antonio, negli anni Cinquanta subentrano Marcello e Marino, rinnovando cantina e vigneti. Negli anni ’60 si inizia a imbottigliare e Humar diventa firma autorevole tra le aziende di questa denominazione. Oggi Dario e la moglie Nataša portano avanti una produzione importante di 60 mila bottiglie l’anno. Il Collio è una zona vocatissima per i vini bianchi, il suo caratteristico territorio regala agli assaggi molta mineralità, un tocco inconfondibile. Come nella Malvasia, annata 2025, in anteprima. Il profumo è ricco di note floreali che si sposano con la salvia, una parte mentolata. In bocca armonia tra gusto minerale e sapido e una lieve vena glicerica, quasi di frutto maturo. Un connubio deciso ed elegante, di grande freschezza. Humar è specializzata in tutte le varietà territoriali, Friulano, Pinot Grigio, Ribolla Gialla, Chardonnay, Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot.

Tra i bianchi, il Timorasso, principe del Piemonte, vitigno autoctono e pugnace, persistente, atto a un invecchiamento senza pari. Ne parliamo con Claudio Mariotto, azienda storica con 54 ettari tra Vho e Sarezzano,  a circa 300 metri sul livello del mare. Qui a fare la differenza un suolo vulcanico e ricco di minerali che arrivano nel vino diritti come una scheggia. Il colore giallo intenso, profondo, sorso ampio, a volte austero, compatto, eppure fresco e lunghissimo. In tutte le versioni, lo preferiamo sempre figlio dell’acciaio, che è il materiale che più riesce a esaltarne le caratteristiche.

L’Imbevibile, senza annata, Derthona Timorasso 100%, 12 mesi sulle fecce in anfora, poi altri 12 in bottiglia almeno, esprime una nota agrumata fresca, frutta secca, spessore gustativo gradevole, vino complesso. In pratica un Orange Wine, che nel nome non vuole dichiararsi, anzi, ironicamente, si prende in giro. Tutt’altro che imbevibile ovviamente. Piccolo Derthona è l’entry level. Bricco San Michele 2024 è un Cru, vinificato sempre in vasche di acciaio, qui si incontrano fiori e frutti gialli, sensazione sulfurea, erba officinale, nota minerale. Cavallina 2022, qui il Timorasso comincia a farsi sentire, ben calibrato, vino eccezionale, profondo, sensuale, invitante, caldo, la frutta si fa gialla e matura, come pesca e albicocca, il fiore si intensifica, le erbe sono vigorose, sensazioni tattili al gusto, quasi tannico.

Sempre sull’onda dei bianchi, ci siamo dedicati a Cà Liptra, Verdicchio dei Castelli di Jesi. Iniziamo con Kypra, 2024, espressione di più particelle e quindi di suoli diversi. A darci la cifra dell’azienda sono i due Cru, dove le arenarie aumentano e il sorso si fa verticale e sapido. San Michele, Vigna del Tortolaccio, Riserva 2023, il nome è in onore di chi ha messo a dimora le piante delle uve per questo vino. Esposizione a sud-est, fermentazione spontanea in barrique, affina per 12 mesi e poi sei mesi in bottiglia. San Michele, Massaccese, Riserva 2023, dall’antico nome di Cupramontana, Massaccio. Qui il terreno è sciolto con prevalenza di gesso, la lavorazione è la stessa del Tortolaccio. In questo vino le uve provengono da una vigna impiantata nel 1971, la più vecchia dell’azienda. I sentori sono di agrumi, fiori secchi, erbe aromatiche, cenni sulfurei, pirici, finale speziato. In bocca complesso, minerale e ricco di sapidità. Molto persistente. L’azienda è relativamente giovane, nasce nel 2012 e osserva con attenzione un’agricoltura non invasiva che rispetti l’ambiente e l’ecosistema. Quattro soci hanno rilevato la piccola realtà di pochi ettari, intorno a Cupramontana, in provincia di Ancona. La Contrada è San Michele con esposizione a sud, su una bellissima vallata. Ci piace perché il vecchio incontra il nuovo e ne fa un prodotto vero, autentico, risultato di grande cura e attenzione. Davvero un ottimo Verdicchio di Jesi da bere sempre.

Terminiamo con la Franciacorta, azienda De’ Federici, che ha meritato il Wine Hunter Award 2025 con Satèn Millesimato e Rosé Millesimato. Due ottimi assaggi, il primo dal perlage fine, persistente, setoso, complesso e delicato, ricco di note floreali, biancospino, frutta dalla polpa bianca. Finale di crosta di pane e forno. Il Rosé è accattivante, note di ciliegia, prugna, frutto di bosco scuro. Il bouquet è complesso, sentori di forno, corteccia, con finale citrico. Grande acidità, sorso versatile per piatti di carne. Entrambi minimo 36 mesi sui lieviti. 

Azienda di grande prestigio, un’eredità che porta con sé valori e tradizioni di una terra come la Franciacorta, dove i viticoltori con durissimo lavoro puntano tutti ad una qualità estrema. Nasce con Antonio Federici, dal 2000 i primi cambiamenti e si passa a coltivare direttamente la terra dove sorgono i vigneti per capire dove stanno andando la viticoltura e soprattutto i gusti. Nel 2018 Damiano Federici fa conoscere i vini in tutto il mondo, e ogni passo è segnato dalla visione verso il futuro, come l’acquisto di nuovi terreni nel Lazio. Spessore, qualità e carattere.

Grazie a Dimensione Vino e all’organizzazione.

Susanna Schivardi
Filologa non pentita, ho trascorso anni a studiare testi classici prima di laurearmi in lettere antiche. Lettrice instancabile e amante di tutto ciò che è bello e buono, ho deciso di seguire un’altra passione: l’enogastronomia. Dopo una giovinezza tra bottiglie importanti e ottima cucina, ho scelto di trasformare quell’interesse in un percorso professionale. Scrivo da quando avevo vent’anni, spaziando tra arte, costume, politica e cultura, e nel 2024 sono diventata giornalista professionista. Da buona filologa, non smetto mai di approfondire: oggi frequento il corso per sommelier FIS a Roma e continuo a viaggiare per l’Italia alla ricerca di cantine con storie da raccontare e chef capaci di innovare con gusto. Racconto vino e cibo con curiosità e passione, per chi li ama e per chi vuole scoprirli meglio. Evito volentieri i tecnicismi, convinta che la semplicità sia il cuore della comunicazione. Il mio motto? Parlare meno, bere e assaggiare di più.

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