D’ARAPRÌ, quarantasei anni di bollicine pugliesi che sfidano lo Champagne

Fondata nel 1979 a San Severo da tre amici musicisti, d’Araprì è l’unica realtà pugliese dedicata esclusivamente alla produzione di Spumante Metodo Classico. Pionieri nella valorizzazione del Bombino Bianco autoctono, oggi sono un riferimento nazionale con una storia fatta di coraggio, arte e passione per il territorio.

C’è una storia nel cuore di San Severo che comincia con tre amici, una cantina sotterranea e una scommessa che nessuno avrebbe fatto. Siamo nel 1979, in pieno Tavoliere delle Puglie, in un territorio che allora non evocava bollicine né metodo classico né eccellenza enologica. Eppure Girolamo d’Amico, Louis Rapini e Ulrico Priore decisero esattamente questo: produrre spumanti di qualità nel Sud Italia, valorizzando un vitigno autoctono che nessuno ancora considerava degno di nota. Quella scommessa oggi ha un nome preciso, d’Araprì, e una reputazione costruita in quarantacinque anni di lavoro paziente, rigoroso e visionario.

TRE AMICI, UN NOME, UNA MISSIONE

Il nome racconta già tutto: d’Araprì nasce dall’unione delle prime due lettere dei cognomi dei tre fondatori, d’Amico, Rapini e Priore. Uniti dalla passione per il vino e da una comune sensibilità artistica, tutti e tre musicisti, con un amore dichiarato per il jazz, i tre diedero vita a un progetto fondato su ricerca, identità territoriale e qualità assoluta. La ferrea convinzione di poter arrivare a produrre nelle terre del Sud spumanti Metodo Classico di pregio, valorizzando principalmente le varietà autoctone, è stata la premessa che ha portato alla fondazione della cantina.

La scelta distintiva fu quella di puntare sul Bombino Bianco di San Severo, individuato dal professor Girolamo d’Amico come varietà ideale per la spumantizzazione grazie alle sue straordinarie caratteristiche enologiche. Il Bombino Bianco è un vitigno di origini antichissime che la tradizione vuole sia arrivato nel territorio di San Severo attorno al 1200, portato dai Cavalieri Templari al ritorno dalla Terra Santa. Accanto al Bombino Bianco trovano spazio nelle cuvée aziendali il Montepulciano, l’Uva di Troia, protagonista del Brut Rosé millesimato “Sansevieria”, e il Pinot Nero, acclimatato con successo nei vigneti sanseveresi. I vigneti sono coltivati su terreni situati tra la Majella e il Gargano, forti di un particolare microclima in grado di proteggere le viti dalle gelate e di garantire una buona ventilazione che non consente alle malattie crittogamiche di attecchire sui suoli argilloso-calcarei.

San Severo. I vigneti della cantina D’Araprì

LE CAVE, L’ARTE E LA CULTURA DEL TERRITORIO

L’innovazione di d’Araprì non si è limitata alla vigna e alla cantina. I fondatori scelsero di realizzare le cave di affinamento nel cuore del centro storico di San Severo, recuperando antiche cantine sotterranee un tempo destinate alla conservazione del “Vino di San Severo”. Oggi d’Araprì si è dotata di 1.300 metri quadrati di gallerie sotterranee sotto la città di San Severo, come fossimo a Reims. Il lavoro nelle cantine, risalenti al XVII secolo, ricorda quello dei piccoli récoltant-manipulant della Champagne, con l’intera procedura dal remuage alla sboccatura svolta manualmente. Un approccio artigianale che nessun passaggio generazionale ha scalfito.

Perché l’arte, da sempre, è il filo conduttore dell’identità d’Araprì. Dal motto aziendale “d’Araprì, l’Arte e Passione” al progetto ARCA — ARte in CAntina, nato nel 2001 in uno spazio restaurato con rigore filologico e dedicato a eventi culturali ed enogastronomici. Nel 2010 il progetto enoturistico si amplia con il recupero dello storico Palazzo Fraccacreta. d’Araprì fu inoltre tra le prime cantine pugliesi ad aderire al Movimento Turismo del Vino, e negli anni Novanta i soci furono promotori della nascita della Daunia Enoica, associazione che contribuì alla rinascita culturale del vino a San Severo, favorendo la crescita di una nuova generazione di produttori locali.

RICONOSCIMENTI E PASSAGGIO GENERAZIONALE

Dal 2002 i riconoscimenti nazionali e internazionali si moltiplicano. Le etichette d’Araprì sono state premiate dalle più autorevoli guide di settore — Gambero Rosso, Veronelli, AIS, Bibenda e Touring Club Italiano, fino al momento più alto: nel 2013 la Gran Cuvée XXI Secolo Millesimato conquista l’Oscar del Vino, il più prestigioso premio italiano del settore. Nel 2023 arriva una nuova nomination con il Brut RN Millesimato 2018, ottenuto da Bombino Bianco vinificato in purezza e fermentato in botte. La Gran Cuvée è lo spumante più particolare e di maggiore impatto organolettico che la casa propone: prodotta solo in annate di qualità superiore, invecchiata lungamente, racchiude aromi complessi e si abbina idealmente ad aragoste, caviale, tartufo e formaggi stagionati, ma anche a specialità mediterranee semplici come il pane e pomodoro.

Nel 2018, in occasione dei quarant’anni di attività, prende avvio il passaggio generazionale alla seconda generazione: Anna d’Amico, Daniele Rapini e Libero Antonio Priore. Cresciuti all’interno dell’azienda, portano nuove competenze multidisciplinari, dall’ingegneria informatica all’architettura fino all’agronomia, contribuendo a una significativa evoluzione aziendale senza tradire l’identità di partenza. Negli ultimi anni d’Araprì ha ampliato i vigneti, recuperato nuove cave storiche nel centro di San Severo e avviato la realizzazione della nuova cantina produttiva in Contrada San Biase. Una storia di coraggio e appartenenza che, a quarantasei anni dalla prima bottiglia stappata, non ha ancora finito di sorprendere.

VERY WINE CONFIDENTIAL!

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