CANTINE DI MARZO, le cantine storiche del Greco di Tufo

Per capire un vino ci vuole un assaggio ma anche la descrizione del suo territorio. Cantine di Marzo ha coniugato calice e racconto in occasione di un seminario condotto dall’enologo dell’azienda Vincenzo Mercurio, il geologo Mariano Mercurio docente all’Università del Sannio, e Paolo Lauciani, relatore e docente della Fondazione Italiana Sommelier.

La terra dove sono impiantati i vigneti è la tela su cui si disegna il vino, la vite è il pennello e il vignaiolo è la mano. Conoscere la storia geologica del terreno è la chiave per comprendere che cosa andremo a bere. Un percorso complesso ma avvincente che fa da preambolo a un assaggio completo, consapevole e appagante.

Cantine di Marzo si trova ad Avellino, nel cuore dell’Irpinia e la sua storia risale al seicento quando la nobile famiglia di Marzo arriva a Tufo. L’azienda ha il primato di essere stata la prima cantina in Campania a vinificare il Greco di Tufo, varietà tipica che qui ha un’espressività autentica e identitaria. L’azienda vanta un destino vitivinicolo fin dal 1647 quando Scipione di Marzo scampato alla peste, da Nola si trasferisce a Tufo portando con sé l’uva di un antico vitigno chiamato Greco di Nola (già citato da Sante Lanceri, il bottigliere di Papa Paolo III Farnese), che qui trova la sua naturale aderenza al suolo.

L’attuale titolare, Ferrante di Somma, figlio di Filippo di Somma a sua volta figlio di Maria di Marzo, nel 2009 rileva l’azienda che allora lui definiva moribonda. Nel 2016 avviene l’incontro con Vincenzo Mercurio e insieme portano avanti l’idea un po’ francese di vinificare separatamente ogni vigna, per privilegiare il territorio.  Ferrante ha studiato e lavorato in Inghilterra, Francia e Russia, e ha collaborato con molti produttori francesi forte di un master in marketing e commercio del vino conseguito a Dijon. Formazione solida e grandissima intelligenza lo portano negli anni a capire come valorizzare il suo territorio, e non da ultimo il vitigno principe della sua produzione, le viti di Greco di Tufo che provengono dal vivaio aziendale dove si selezionano quelle da reimpiantare, assicurando un patrimonio genetico purissimo. Nel 2019 prende il via il lavoro di Mariano Mercurio che con altri cinque studiosi dell’Università del Sannio ha scavato e cercato le origini della complessità del territorio di Tufo, dando lo spunto per realizzare quella che poi è diventata una magnifica micro-zonazione ad opera di Cantine di Marzo.

La mappatura è la traduzione semplice di un concetto, ossia che il terroir deve parlare e non la mano dell’uomo. Lo studio ha portato alla luce qualcosa che gli antenati di Ferrante di Somma avevano già appreso, una epocale crisi di salinità, un evento storico risalente a millenni fa, durante il quale si sono create delle rocce gessose solfifere che ritroviamo nelle numerose miniere di zolfo presenti nella provincia. Il secondo grande evento che ha disegnato per sempre le forme appenniniche di oggi, fatte di rocce sedimentarie e vulcaniche di base, è stata la grande eruzione nei Campi Flegrei risalente a 39mila anni fa. L’evento ha creato fenomeni immensi, con formazioni piroclastiche e nubi potentissime che hanno raggiunto i confini della Russia, ricoprendo di una coltre nera tutto il cielo. I prodotti di caduta erano il tufo di oggi, un materiale con tante qualità. Le Cantine di Marzo nascono in questo contesto, e ancora oggi si può respirare nelle grotte l’odore di quel tempo, si può andare indietro negli anni e toccare con mano il passato. Sarà un viaggio immersivo che il visitatore potrà godere in un ambiente preservato secondo gli antichi disegni, in cunicoli e grotte scavati nel fianco tufaceo del paese.

La vite in Campania funziona perché il terreno è ricco di potassio, carbonati di calcio, magnesio e zeoliti, suoli ottimali ricchi di acqua dove la vite si rinnova sempre. Da questa natura spontanea, Francesco di Marzo si accorge per primo della ricchezza di minerali, era la metà dell’Ottocento, ed è lui ad aprire le miniere che avrebbero dato il sostentamento ai tufesi, proprio durante l’epoca degli albori industriali, facendo arrivare la ferrovia a Tufo. La visione non è mancata ai successori, e quando Cantine di Marzo ha iniziato a vinificare, l’idea è stata quella di mettere da parte le bottiglie per poi aprirle a distanza di anni e verificarne la longevità. Il Greco di Tufo è una varietà ottimale per questo tipo di gioco, riesce a mantenere un’ottima acidità, presentando la classica freschezza che è il biglietto da visita imprescindibile per la durata nel tempo. In cantina le uve vengono trattate con batonnage continui, che conservano gli aromi ma evitano le ossidazioni. I sentori che andiamo a riconoscere diversi e tutti molto distinti sono frutto delle caratteristiche non uniformi dei terreni che connotano ogni vigna, per questo durante il seminario l’azienda ha proposto Greco di Tufo, nelle versioni di Vigna Ortale, Vigna Laure e Vigna Serrone nelle tre annate 2023, 2022 e 2021. Saremmo andati anche più indietro nel tempo, ma giustamente, perché aspettare per vini che già adesso si mostrano pronti e godibili?

Andiamo agli assaggi. 

Partiamo dal presupposto che i vini sono tutti fatti allo stesso modo, l’uva intera viene pressata, il mosto fa decantazione a freddo e si avvia la fermentazione con lieviti territoriali. L’affinamento è lungo e con frequenti batonnage, poi il vino rimane in bottiglia nelle cantine alla temperatura naturale delle grotte.

Greco di Tufo Docg, Ortale, 2023 ha un colore oro affascinante, al naso floreale, una lieve sensazione fumé. Iodato e minerale, con qualche variazione verso erbe aromatiche e punte di miele, per finire la sua complessità. In bocca carnoso, saporito, dinamico, finale balsamico. PERFORMANTE. L’annata 2022 cambia l’olfatto, i fiori sono amalgamati in un bouquet, il timbro di miele si fa avanti, il fumé è ampio, vibrante. Al sorso masticabile, cresce la salinità. Il finale è preciso. PIMPANTE. Nella 2021 il colore accentua le note dorate, gli aromi si ampliano (evidente la terziarizzazione), qui il fiore è potpourri, tende all’idrocarburo (quello del riesling per intenderci). Un naso che “ha il peso della saggezza”. Vino sferico, complesso. Sarebbe da attendere qualche anno per vederne l’evoluzione, ma anche adesso è godibilissimo. TIMIDO. La vigna Ortale è esposta a Ovest, ha una buona esposizione al sole, e i terreni sono ricchi di carbonato di calcio.

 

Vigna Laure è esposta a nord/est. Greco di Tufo Docg, Vigna Laure, 2023 acquista un impatto olfattivo tendente al vegetale, anche all’agrume, mirto, lavanda, l’aspetto minerale e iodato è più teso, la freschezza al palato è citrina, il sorso meno carnoso di Ortale, vino esile e tendente all’eleganza. CONVINCENTE. L’annata 2022 si espone meno alla parte vegetale, tende all’agrume dolce e maturo, persiste il patrimonio iodato, il fumé, il miele, si affacciano ambra e resine. Un vino affilato e verticale, dal sorso molto fresco e lungo. APPAGANTE. L’annata 2021 si apre a un naso profumato di fiori e più ricco di frutta dolce, camomilla, sensazioni di tisana. L’acidità è soffice, l’aspetto salino è cremoso, ha una grande armonia e in generale è un vino equilibrato. PROFUMATO.

Vigna Serrone è sotto Ortale ed esposta a sud, presenta un suolo vulcanico e ha le viti più antiche risalenti anche a 50 anni di età. Greco di Tufo Docg, Vigna Serrone, 2023, intenso nel colore, pieno di salinità, frutto caldo e maturo, dolcezza al sorso. Il timbro è rotondo, complesso, opulento. Carnoso e scalpitante, un vino diremmo “disordinato e con tanta energia da rimettere a posto”, ottimo potenziale. DA ATTENDERE. L’annata 2022 ha un naso meno dirompente, il vino si modula tra miele, resina e frutta secca. Si apre lentamente e il sorso si veste di grande salinità. PRONTO DA BERE. L’annata 2021 sfoggia eleganza e verticalità. Qui il disordine si è ricomposto, il sorso è preludio a un invecchiamento lunghissimo, anche fino a venti anni. La pesca e l’idrocarburo sono protagonisti, è il vino che più ricalca la viticoltura dell’epoca. PIACEVOLISSIMO.

Nelle nostre considerazioni finali, notiamo che i vini di Ortale invecchiano bene, hanno l’aria dei sognatori e sanno aspettare. I vini di Laure sono indecisi, timidi, introversi, si aprono meno e con difficoltà, anche se studiano molto e stanno attenti. I vini di Serrone sono degli adolescenti problematici, impulsivi e dalle ottime qualità, ancora in potenza.

I numeri di Cantine di Marzo: 20 ettari di Greco e Aglianico, 110mila bottiglie e esportazione in 12 paesi nel mondo. Una curiosità, le etichette di Greco di Tufo sono tutte idee originali di Ferrante. Ortale ha il disegno di una macchina volante tipo mongolfiera, Serrone un disegno di Gaetano Duca, una nave sollevata da palloncini, allegoria di una storia aziendale a cui Ferrante fa un veloce riferimento. Laure ha in etichetta una macchina a vapore di Londra a fine ‘800. Un legame evidente che la famiglia di Somma mantiene tra passato e futuro.

 

Susanna Schivardi
Filologa non pentita, ho trascorso anni a studiare testi classici prima di laurearmi in lettere antiche. Lettrice instancabile e amante di tutto ciò che è bello e buono, ho deciso di seguire un’altra passione: l’enogastronomia. Dopo una giovinezza tra bottiglie importanti e ottima cucina, ho scelto di trasformare quell’interesse in un percorso professionale. Scrivo da quando avevo vent’anni, spaziando tra arte, costume, politica e cultura, e nel 2024 sono diventata giornalista professionista. Da buona filologa, non smetto mai di approfondire: oggi frequento il corso per sommelier FIS a Roma e continuo a viaggiare per l’Italia alla ricerca di cantine con storie da raccontare e chef capaci di innovare con gusto. Racconto vino e cibo con curiosità e passione, per chi li ama e per chi vuole scoprirli meglio. Evito volentieri i tecnicismi, convinta che la semplicità sia il cuore della comunicazione. Il mio motto? Parlare meno, bere e assaggiare di più.

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