Con questo primo appuntamento, apriamo una piccola rubrica che sarà dedicata agli assaggi da noi selezionati per un ampio ventaglio di pubblico. Le scelte spazieranno dai rossi ai bianchi, passando per i rosati e gli spumanti. Saranno incluse informazioni sull’azienda e il prezzo della bottiglia.
Quintodecimo, Vignaioli in Mirabella Eclano. Il vino è Via del Campo, Irpinia Falanghina Doc, 2024. Un vino frutto della pazienza e della ricerca meticolosa di sentori dettagliati. Le uve provengono da un cru, una sola vigna situata a Mirabella Eclano, impiantata nel 2004. Il terreno è argilloso-calcareo e la zona è molto vocata per la varietà. Siamo nel cuore dell’Irpinia, a nord-ovest di Napoli, nell’entroterra campano dove si risente della frescura appenninica e di estati sempre miti, mai torride. I boschi che circondano i vigneti sono ricchi di querce, faggi e castagni, insieme a specchi d’acqua e vegetazione rigogliosa. La cantina è la realizzazione del sogno di Luigi Moio e di sua moglie che insieme acquistano Quintodecimo nel 2001. Il padre di Luigi, Michele Moio, ha in realtà condizionato le scelte del figlio, da quando negli anni ’50 ha rilanciato il Falerno, il vino degli antichi romani. Luigi ha studiato in Francia per quattro anni assorbendo il vino nella sua essenza e amandone sempre di più ogni sfumatura, ogni dettaglio.
La degustazione
Di questo infatti parliamo quando assaggiamo questo vino. Un sorso che non si apre subito, ma piuttosto si fa corteggiare. Alla vista è come una rivelazione, intenso paglierino con sfumature oro, brillante, molto bello, compatto. Ha un’eleganza che non ti sai spiegare e al naso sembra una fanciulla appena diciottenne d’altri tempi, ancora timida, in attesa che un abbraccio le faccia scoprire il mondo. E poi il vino inizia ad aprirsi, a incedere con passo aggraziato, dalle dolci note floreali, sussurri erbacei, freschi, di campo. Una vegetazione ricca e mossa dal vento. Sembra di accarezzarla, chiudendo gli occhi. Il passo continua verso un nuovo scenario e si affacciano l’agrume, la mela, la pera Williams, una folata di camomilla. L’assaggio è pacificatore con il mondo, si apre a un elegantissimo paesaggio di note citrine, erbacee, percepiamo salvia, rosmarino, lievissime punte di frutta secca, la tostatura data da una permanenza in legno piccolo. Che meraviglia chiudere con effluvi balsamici, e infine uno strascico lento e solenne di richiami salini, salmastri che regalano al vino quel tempo che merita, la promessa di una longevità ineffabile, tutta da riassaporare tra qualche anno.
I luoghi
Quintodecimo è il presente, ma anche storia, perché intorno alla cantina si emana un racconto che affonda le sue radici molto lontano. Omaggio diretto alla località di Mirabella Eclano, Aeclanum infatti era un antico insediamento del neolitico, divenne poi colonia romana e infine annessa a Benevento dai Longobardi. Per la distanza che la separava dalla città, ossia 15 miglia, è stata chiamata Quintum Decimum. Successivamente, quando il centro abitato si spostò sull’attuale collina, assunse il nome di Mirabella Eclano. Così avviene che tra il territorio, la cantina, i vini, l’amore profondo per questa terra, ci sia un legame fortissimo che si rispecchia nel suo produttore e nella filosofia che lo spinge a fare vini rispettosi e aderenti al luogo dove nascono.
La cantina
Via del Campo è figlio di una lunga pressatura a grappolo intero, fermentazione per il 70% in tini di acciaio e il resto in barrique di rovere nuove. Segue poi un periodo di elevage di otto mesi su fecce fini. Questo processo rende il vino complesso e di struttura, sorretto però da una fresca acidità che nel periodo di gioventù, quindi in un’annata come la recente 2024, regala al vino prontezza di beva e piacevolezza. La cantina dove il vino prende forma è un luogo che sfiora la sacralità. Il titolare ha da subito voluto un luogo che fosse nelle immediate vicinanze delle vigne, per non stressare le uve alla raccolta. La cantina si trova quindi sottoterra, come simbolo di un passaggio dalla luce all’ombra, in una visione quasi mistica del fare vino. Il luogo dell’attesa e della riflessione, raccontato benissimo da Luigi Moio “il vino dalla vinificazione al confezionamento è sotto la casa di trenta scalini. E sapere che bisogna scendere questi gradini per raggiungerlo, contemplarlo, toccarlo, degustarlo è davvero un piacere unico che mi riempie di gioia“.
Gli altri vini in produzione sono Fiano e Greco di Tufo, oltre ai rossi Taurasi Riserva Vigna Quintodecimo, Vigna Grande Cerzito, Il Grand Cru Luigi Moio.
L’impressione che abbiamo sorseggiando questo vino è la stessa che si prova di fronte a un’opera d’arte, non solo rimane il gusto persistente ma anche un’aura profonda e immersiva del tempo che passa silente, lento, dove ricerca e sperimentazione non cercano fretta o immediatezza, ma solo una trepidante attesa.
Bellissima l’etichetta che riproduce un sistema solare di cinque lune che orbitano in un ellisse intorno alla scritta Quintodecimo. Il motto è Merum Carmen Telluris Elatum che è la resa in latino di una bellissima frase di Veronelli “il vino è il canto della terra verso il cielo”.
Grazie a Pellegrini Spa, distributore dell’azienda e Babol Communication, ufficio stampa.























