Intervista a Caterina Sacchet, enologa di Carpineto

Wine Spectator premia il Chianti Classico Riserva 2020 di Carpineto al 25° posto tra i 100 vini più emozionanti al mondo e con grande piacere pubblichiamo questa recente intervista alla giovane enologa Caterina Sacchet, che a Carpineto realizza il sogno di suo papà, fare il miglior Chianti Classico.

Chianti Classico Riserva 2020 CarpinetoCaterina è figlia di Giovanni Carlo Sacchet che con Antonio Mario Zaccheo, nel 1967, ha fondato Carpineto. Appodiato di Dudda a Greve in Chianti, località originaria dell’azienda, nota da secoli proprio come “Carpineto”, è situato sulle colline a un’altezza di 300 metri, nella zona del Chianti Classico, in uno dei microclimi più freschi della denominazione. Si tratta del cuore storico dell’azienda, che ha altre quattro tenute nei territori più vocati della Toscana.

Del Chianti Classico Riserva 2020 sono state prodotte circa 150.000 bottiglie. Prezzo a scaffale €23

Caterina Sacchet enologa di Carpineto

Intervista a Caterina Sacchet

Come nasce questa passione? Un momento della tua giovinezza che ricordi legato al vino?

Sono nata e cresciuta tra le colline del Chianti Classico, circondata da vigneti e oliveti, proprio nella nostra tenuta del Chianti Classico. Fin da giovane ho avuto la possibilità di vivere da vicino la realtà enologica di famiglia, grazie a mio padre che mi ha coinvolta nel lavoro in vigna e in cantina ancora adolescente. Questa esperienza ha fatto crescere in me una passione autentica per il vino e per tutto ciò che rappresenta: territorio, tradizione e dedizione. Dopo aver concluso gli studi, ho scelto di entrare stabilmente in azienda, seguendo l’intero processo produttivo dei nostri vini, dalla vigna alla bottiglia, con attenzione e responsabilità in ogni fase.

Negli anni il clima è cambiato, adesso le annate sono imprevedibili, come ti comporti?

Il nostro lavoro è nelle mani della Natura: è lei che ci guida e, in parte, decide il nostro destino. A noi spetta il compito di adeguarci, sostenerla e rispettarla per tutto ciò che ci dona. Siamo nel pieno di un cambiamento climatico evidente, che si vede e si percepisce. Dobbiamo ancora comprenderne a fondo le dinamiche; e come ogni cambiamento, richiede tempo, studio e capacità di adattamento. Da parte mia, la supervisione e il controllo della pianta, fin dalla ripresa vegetativa, sono diventati molto più intensi. Oggi, però, grazie alle nuove tecnologie, possiamo monitorare con maggiore precisione e riuscire a mantenere la situazione sotto controllo.

Che cosa pensi delle conduzioni biologico, biodinamico, naturale e vegano? Molti consumatori non sanno districarsi in questo mondo complesso.

Negli ultimi anni termini come biologico, biodinamico, naturale e vegano sono diventati potenti strumenti di comunicazione. Tuttavia, per il consumatore non è sempre semplice comprendere fino in fondo cosa significhino davvero e quali differenze comportino nella pratica. Da parte nostra, al di là delle diverse “conduzioni”, scegliamo di adottare un approccio etico e sostenibile in ogni fase del lavoro. Il nostro obiettivo è mantenere un equilibrio con l’ambiente, intervenendo solo quando è realmente necessario, sulla base dell’esperienza maturata negli anni e con il supporto delle tecnologie che ci permettono di monitorare e controllare con precisione l’andamento della pianta e di conseguenza nei nostri vini, che rappresentano la nostra filosofia. Per noi la sostenibilità non è uno slogan, ma una responsabilità quotidiana fatta di osservazione, competenza e rispetto.

Giovanni Sacchet e Antonio Zaccheo

Nella viticoltura il ruolo dell’enologo, come dell’agronomo, ha preso sempre più importanza, un ruolo fondamentale che è strumento e tramite tra l’uva e il prodotto finale. Che ne pensi? Come andrà a professionalizzarsi ancora di più in futuro?

Enologo e agronomo oggi camminano fianco a fianco. Si osservano, si confrontano, condividono ogni scelta. Perché un grande vino non nasce per caso: nasce dall’attenzione quotidiana, dalla sensibilità e dalla capacità di leggere la pianta fin dalla ripresa vegetativa, accompagnandola fino alla piena maturazione.

Ogni fase fenologica è un passaggio delicato, un momento da interpretare. Intervenire nel momento giusto è un atto di equilibrio: né troppo, né troppo poco. Durante la vendemmia il controllo della maturazione diventa quasi un rito quotidiano, fatto di assaggi, analisi, intuizioni e confronto continuo. Poi si entra in cantina. Ed è lì che inizia una nuova forma di ascolto. Il compito è custodire e valorizzare ciò che la stagione ha donato, estrapolando le caratteristiche più autentiche che andranno a raccontare quell’annata unica e irripetibile. Il mestiere dell’enologo lo vedo come quello di un artista: attraverso il vino interpreta il territorio, il clima e le sfumature di quell’anno preciso. Ogni vendemmia è diversa, ogni vino è un racconto che non si ripeterà mai nello stesso modo. Esperienza, studio e ricerca continua di nuove tecnologie ci aiutano a comprendere meglio ciò che accade in vigneto e in cantina. Ma senza mai perdere il legame con la tradizione, con il sapere tramandato e con il rispetto per la materia prima. È proprio in questo equilibrio tra innovazione e memoria che, oggi più che mai, troviamo la nostra identità

I territori dove tu lavori sono sempre uguali nel tempo? Senti delle differenze rispetto al passato? Percepisci la necessità di cambiare alcune pratiche in vigna?

La nostra realtà comprende tenute e vigneti in cinque diversi terroir, all’interno delle più importanti denominazioni toscane. Ogni territorio ha caratteristiche proprie: microclimi, suoli e tempi di maturazione differenti che richiedono una gestione specifica e un’attenzione costante. Confrontarsi quotidianamente con queste diversità significa ascoltare, osservare e adattarsi. Anche la vendemmia cambia da zona a zona, esprimendo identità uniche. Negli ultimi anni stiamo evolvendo la conduzione del vigneto per rispondere al cambiamento climatico, adottando un approccio sempre più sostenibile e rispettoso del territorio che custodiamo.

Caterina Sacchet e Antonio Michael Zaccheo

Come vedi il futuro dell’enologia?

Vedo il futuro dell’enologia come un equilibrio tra adattamento climatico, identità territoriale e innovazione. Il cambiamento climatico ci impone di ripensare la gestione del vigneto e i tempi di raccolta, con un’attenzione sempre maggiore alla sostenibilità e alla resilienza della pianta. Allo stesso tempo, il vino dovrà esprimere in modo ancora più autentico il territorio e l’annata. La tecnologia sarà un supporto fondamentale, ma resteranno centrali l’esperienza, la sensibilità e la capacità dell’enologo di interpretare ciò che la natura offre.

Il consumo del vino è cambiato. Perché?

Il vino non è più vissuto come un tempo, quando nelle famiglie la bottiglia — o il fiasco, in Toscana — non mancava mai sulla tavola. Era parte della quotidianità, un gesto semplice e naturale. Oggi il consumo è cambiato: è più consapevole, più selettivo. È cambiato il nostro stile di vita, sempre più dinamico e frenetico, e di conseguenza è cambiato anche l’approccio al vino e alle abitudini alimentari. Il vino non è più solo presenza costante, ma scelta. Un momento da dedicarsi, da comprendere e da vivere con maggiore attenzione.

Bill Gates beve Chianti Classico Riserva Carpineto

Scenari futuri dei mercati nazionali e internazionali.

Stiamo vivendo un momento strategico e complesso, in cui molteplici variabili si intrecciano: il cambiamento climatico, le conseguenze del periodo post-pandemico che hanno generato una concreta instabilità economica, e un’evoluzione profonda nei consumi. Non considero questa fase come un cambiamento, ma come un adattamento necessario. Il mercato oggi ricerca qualità, identità, autenticità. Ed è proprio su questi valori che continuo a concentrarmi. Nei miei vini cerco di costruire un percorso sensoriale completo: dall’impatto olfattivo fino alla persistenza del retrogusto. Desidero che il bouquet racconti il territorio, che al palato emerga equilibrio e armonia, e che la chiusura lasci una traccia elegante e duratura. Per me ogni vino deve essere espressione sincera della sua origine e capace di creare un’esperienza che rimanga nel tempo.

Il vino italiano sarà sempre tra i primi al mondo per qualità?

Lo spero! Negli ultimi trent’anni la qualità dei nostri vini è cresciuta in modo straordinario, grazie a maggiore consapevolezza, ricerca e rispetto per il territorio. L’Italia è un mosaico unico di terroir, da nord a sud: climi, microclimi e suoli che cambiano nel giro di pochi chilometri e che sanno dare espressioni completamente diverse anche alla stessa varietà. Questa diversità è la nostra ricchezza più grande. Siamo un Paese vitivinicolo invidiato nel mondo, con un patrimonio che non può essere replicato altrove, perché nasce dall’intreccio irripetibile tra natura, storia e cultura. È questa identità profonda che rende l’Italia del vino così forte e così riconoscibile.

Chianti Classico 2017 Carpineto

Susanna Schivardi
Filologa non pentita, ho trascorso anni a studiare testi classici prima di laurearmi in lettere antiche. Lettrice instancabile e amante di tutto ciò che è bello e buono, ho deciso di seguire un’altra passione: l’enogastronomia. Dopo una giovinezza tra bottiglie importanti e ottima cucina, ho scelto di trasformare quell’interesse in un percorso professionale. Scrivo da quando avevo vent’anni, spaziando tra arte, costume, politica e cultura, e nel 2024 sono diventata giornalista professionista. Da buona filologa, non smetto mai di approfondire: oggi frequento il corso per sommelier FIS a Roma e continuo a viaggiare per l’Italia alla ricerca di cantine con storie da raccontare e chef capaci di innovare con gusto. Racconto vino e cibo con curiosità e passione, per chi li ama e per chi vuole scoprirli meglio. Evito volentieri i tecnicismi, convinta che la semplicità sia il cuore della comunicazione. Il mio motto? Parlare meno, bere e assaggiare di più.

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