VINITALY 2026 tra passato e futuro, un format che si rinnova

Vinitaly si muove costantemente tra il passato e il nuovo perché oltre alle tradizionali formule entro cui il pubblico viene accolto, assaggi con i produttori, stand, approfondimenti e dibattiti, tante sono state le novità di questa 58esima edizione. Vinitaly 2026 ha voluto spaziare in un mondo che cambia.

Dal 12 al 15 aprile 90mila presenze, provenienti da oltre 135 paesi, 4mila le aziende, interesse, entusiasmo, curiosità da parte di un pubblico in parte selezionato e mirato “siamo soddisfatti perché in un contesto internazionale segnato da dinamiche geopolitiche complesse, che incidono in modo significativo sui flussi e sulla mobilità degli operatori verso le principali manifestazioni fieristiche europee, il risultato raggiunto assume un valore tutt’altro che scontato”, così ha commentato Federico Bricolo, presidente di Veronafiere.

Iniziamo con la new entry di No-Lo Alcohol, Nolo Vinitaly Experience, la start up in collaborazione con Unione Italiana Vini ha debuttato con un calendario strutturato di degustazioni, masterclass e focus di mercato su un segmento in forte espansione. Si è rinnovata anche l’offerta sui distillati e la mixology con Xcellent Spirits: un’area dedicata realizzata con Gang of Spirits, pensata per favorire la connessione tra il mondo del vino e quello dei distillati a livello internazionale. Sempre più centrale il ruolo dell’enoturismo, con Vinitaly Tourism che si consolida, anche a livello espositivo, con un programma che copre tutti i giorni di manifestazione e rafforza il calendario di incontri b2b grazie a un incoming mirato di buyer e tour operator specializzati, affiancato da nuove formule esperienziali dedicate ai territori e alle cantine.

Andiamo ad analizzare nello specifico.

Quello che è emerso dall’analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly è il dato sui numeri dei consumatori. Si parla spesso della crisi dei consumi di vino e la difficoltà a raggiungere i più giovani. Ebbene, il quadro è più complesso, meno avaro di apprezzamento e riconoscimenti da un pubblico che invece si dimostra ampio e più consapevole. Senza dimenticare un punto molto importante. Le analisi fatte sull’andamento del mercato vino spesso abbracciano comparti molto diversi, dalle vendite in calo, l’export in difficoltà, le giacenze, l’approccio stentato ad alcune fasce di età. Si deve guardare il fenomeno dal punto di vista di quei produttori che invece mirano alla qualità, la ricerca, le nuove offerte. Lì si vedono numeri in aumento, bottiglie vendute, approccio a qualcosa di più di un semplice calice. Dove rimangono storia e tradizione da tramandare, le aziende resistono alle tempeste. C’è più attenzione, è vero, i trentenni di oggi sono preparati e pretendono livelli alti, ma sono le aziende che devono essere in grado di rispondere.

Si beve meno ma aumenta la platea. È un’evoluzione che rispecchia il grado di maturità nel rapporto degli italiani con il vino: più consapevoli, più moderati e più in linea con la ricerca edonistica e qualitativa del consumo. Ad allargare la platea sono, a sorpresa, proprio i più giovani, che incidono meno sui consumi solo perché in termini numerici sono inferiori anche solo rispetto a 20 anni fa. Vero che si beve meno, è scesa la quota degli user quotidiani tra le fasce più mature, ma è anche vero che la fascia tra i 18 e i 24 anni è cresciuta di otto punti, rispetto alla stabilità delle classi medio-alte. Il vino piace ai giovani, sono curiosi, ne amano il gusto, sono meno condizionati dal pregresso che invece pesa sui consumatori più “competenti”. L’ultima generazione utilizza il vino per autoaffermarsi, alcuni hanno detto che “rende sofisticati”, bere vino “è fashion”. In conclusione si assolvono i giovani e si concorda sul fatto che il consumo del vino è diminuito perché sono cambiate le abitudini, le occasioni per bere sono mutate e tra le mura domestiche si bevono meno calici.

Andiamo a vedere chi consuma cosa. Dal report dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly emerge che il prosecco è il prodotto preferito dai Millenials, ma con grande sorpresa i giovanissimi della generazione Zeta amano i rossi, primo fra tutti l’Amarone della Valpolicella. Seguito da Barbaresco (Nebbiolo), Taurasi, Bolgheri e Chianti. Il segreto è proporre le giuste etichette ai giusti consumatori e con questo ammettiamo che la rivincita dei rossi è appena cominciata. Tra i bianchi fanno breccia Soave, Trentodoc per le bollicine, la Sicilia, e infine il Lambrusco. Salendo con l’età, vincono Aglianico del Vulture, Verdicchio di Jesi, Chianti Classico, Vermentino Sardo, i Boomer invece amano il Primitivo di Manduria, le Docg campane (Greco di Tufo e Fiano di Avellino) e Lugana.

Quello che ci preme infine ribadire è l’interesse precipuo per l’enoturismo, che è diventata categoria piena e affermata al Vinitaly con una sua posizione privilegiata, sostenuta da una serie di iniziative. Il palinsesto nelle giornate ha previsto diversi incontri, dibattiti, specialmente sull’enoturismo come leva di attenzione per i giovani verso il mondo del vino, poi l’hospitality, le criticità, lo sviluppo. I giovani vanno attirati con degustazioni esperienziali, passeggiate in vigna, e su un punto i produttori la pensano allo stesso modo. Basta linguaggio complesso e senso di gerarchia di fronte a un’etichetta, il vino deve essere pop, multimediale, facile da comunicare sui social, condivisibile.

Parlando di giovani, non possiamo omettere l’incontro di Italy’s Next Generation in Wine, dedicato a 12 giovani produttori ed eredi di cantine storiche, dalla Sicilia all’Alto Adige, premiati da Wine Spectator che li ha voluti sulla copertina di Aprile. Rappresentano la nuova generazione del vino e sei di loro hanno preso parte all’incontro, Diva Moretti Polegato, Karoline Walch, Ilaria Felluga, Luisa Rocca, Ettore Arturo Rizzi e Gabriella Favara. Con una netta predominanza femminile, questi giovani parlano direttamente al nuovo pubblico, portando energia e innovazione. Tra gli obiettivi la sostenibilità e l’apertura sempre più ampia ai mercati internazionali. 

Xcellent Spirits e il mercato dei distillati

A debuttare per questa 58esima edizione il padiglione dedicato a Xcellent Spirits in un format b2b, che segna l’ingresso ufficiale dei distillati a Vinitaly Verona Fiere. L’offerta si è sviluppata tra Spirits, dedicata a distillati, liquori e vini aromatizzati e fortificati e Drinks & Mix, con soft drink, hard seltzer e ready to drink, per raccontare l’evoluzione del consumo contemporaneo e le opportunità per la mixology. Un settore importante, come emerge da Nomisma nel 2024 l’export italiano degli spirits ha raggiunto 1,75 miliardi di euro, collocando il nostro Paese al quinto posto tra gli esportatori mondiali, dopo Regno Unito, Francia, Messico e Stati Uniti. Nel periodo 2019-2024 le esportazioni sono cresciute del 41%, una delle performance più elevate tra i primi cinque Paesi esportatori. L’Italia è leader, insieme alla Germania, nel segmento dei liquori, con un valore di 547 milioni di euro e una crescita del 25% nel quinquennio, superiore a quella tedesca (+19%).

Per concludere, questa ultima versione della Fiera  è stata un trampolino di lancio per il vino bevuto e sperimentato sotto nuove forme, presentato come un passaggio tangibile tra il territorio e la conoscenza. Una qualità diffusa che non è solo marchio distintivo, ma anche necessità percepita. La Fiera si è trasformata in laboratorio costante, dove in parte sono sfumate le vecchie certezze, per lasciare spazio a un nuovo modo di intendere il vino. Bevanda si ma anche tramite, canale di comunicazione, elemento imprescindibile della nostra storia e del nostro immediato futuro. Tutt’altro che rassegnazione, anzi, è stato un rilancio a 360 gradi di un prodotto unico, immancabile nella nostra cultura – non ce ne vogliano gli astemi –  e capace di modificarsi nell’approccio senza svilire la sua intima natura.

 

Susanna Schivardi
Filologa non pentita, ho trascorso anni a studiare testi classici prima di laurearmi in lettere antiche. Lettrice instancabile e amante di tutto ciò che è bello e buono, ho deciso di seguire un’altra passione: l’enogastronomia. Dopo una giovinezza tra bottiglie importanti e ottima cucina, ho scelto di trasformare quell’interesse in un percorso professionale. Scrivo da quando avevo vent’anni, spaziando tra arte, costume, politica e cultura, e nel 2024 sono diventata giornalista professionista. Da buona filologa, non smetto mai di approfondire: oggi frequento il corso per sommelier FIS a Roma e continuo a viaggiare per l’Italia alla ricerca di cantine con storie da raccontare e chef capaci di innovare con gusto. Racconto vino e cibo con curiosità e passione, per chi li ama e per chi vuole scoprirli meglio. Evito volentieri i tecnicismi, convinta che la semplicità sia il cuore della comunicazione. Il mio motto? Parlare meno, bere e assaggiare di più.

Articoli Correlati