VINALTUM 2026, la voce dell’Alto Adige e non solo

Vinaltum 2026, alla sua terza edizione dal 17 al 18 maggio, si riconferma un appuntamento di riferimento, organizzato stavolta nel cuore di Bolzano, a Castel Mareccio. Una novità, visto che l’anno scorso la location era rimasta leggermente fuori mano e non immediatamente raggiungibile. Con l’anima nel cuore della città, tanti sono stati i visitatori, e le cantine hanno offerto un ampio parterre di scelte. 

L’evento è stato organizzato da Danilo D’Ambra e Luciano Rappo, Presidente FISAR per Bolzano e la Bassa Atesina, il primo, e Senior Consultant che ha fatto la storia dell’enologia, il secondo, con l’intento di creare un ponte tra produttori, buyer e clienti finali in collaborazione con Pietro Cormaci, Brand Ambassador e Rinaldo Hauser, Sommelier di esperienza e “Custode del gusto”.

Una breve intervista a Danilo D’Ambra per capire lo spirito dell’evento. 

Tra le molti voci ascoltate ai banchi di assaggio, con piacere abbiamo approfondito il gruppo di cantine di Fiè allo Sciliar, una realtà altoatesina che si è creata da poco e con comunione di intenti. Da cosa è nata la scelta? 

“Si tratta di una realtà trascinante modello cooperativa, sei cantine, vini interessanti, alture, verticalità, temperature più fredde. Il gruppo sposa la nostra realtà, ossia l’idea che si crei una cooperativa capace di fare meglio rispetto al singolo, un atteggiamento vincente che noi abbiamo premiato, dando loro la possibilità di farsi vedere. Ci piace molto il loro modo di fare team e collaborare“.

Le aziende sono tante e diverse, il filo conduttore?

“Non possono partecipare tutti e noi abbiamo limitato il numero a cento cantine. I produttori devono avere come ideale comune l’idea di qualità, pulizia nel vino, territorialità, sembrano banali ma non lo sono. Tante cantine si sono candidate, abbiamo assaggiato e valutato gli standard, a cui i vini devono rispondere. Se si trova l’accordo col titolare allora partecipano all’evento”.

Le differenze rispetto all’anno scorso? 

“Il grande cambio la location. Eravamo spaventati dal cambiamento ma con coraggio ci siamo voluti staccare. La scelta migliore in assoluto, posto storico, centrale, gestibile, comodo e il pubblico ha dimostrato un grande consenso”.

Il pubblico? 

“Stiamo cercando di svecchiare la figura del sommelier, e abbiamo inserito la formula del wine talk per snellire la visione del racconto sul vino, che sia gestibile e discutibile e soprattutto che non sia a senso unico. Ci abbiamo pensato per rinnovare il sommelier con tutto il suo apparato che a volte può intimorire, e penso che sia stata la scelta giusta, anche perché sono tanti i giovani che partecipano”.

Vinaltum è vetrina di un progetto più ampio? 

“Durante tutto l’anno, per dare visibilità ai partner, portiamo avanti un discorso di contatto continuo, con l’obiettivo di fare formazione e cultura, siamo tutti sommelier e possiamo formare sommelier Fisar certificati. Degustazioni, viaggi in cantina e lezioni, tutto al servizio del pubblico interessato”.

Vinaltum non finisce qui. Tra due settimane ci sarà una masterclass di Champagne molto specifica e per addetti ai lavori con un’orizzontale di sei etichette, poi a Luglio avrà luogo una serie di eventi chiamati “Al Centro”, dove una volta al mese, a Bolzano, “saremo a disposizione del pubblico, in maniera itinerante, perché il bello è quando si muovono le persone – conclude Danilo D’Ambra”.

Piccolo spoiler. “Il prossimo anno, una parte di area interna e il giardino diventeranno uno shop per la vendita delle bottiglie a prezzo di cantina, e un collaboratore nostro amico e grande sommelier si dedicherà al wine bar dove verranno serviti solo rarities, vini non comuni, vecchie annate, una passeggiata nel mondo con cose particolari, cercando sempre di essere accessibili al pubblico”.

Tra le varie proposte abbiamo visitato lo stand del Consorzio Collio, in particolare i vini dell’azienda Toros, Pinot Bianco, Pinot Grigio e Friulano tutti 2025, l’ultima annata che propone fragranze floreali e minerali, dalla verticalità all’eleganza, nonostante siano vini giovani. Borgo Conventi, altro storico marchio della denominazione, ci propone un magnifico Pinot Nero, 2022, Euda, in versione limitata, con etichetta nuova e moderna. Vino pulito, con malolattica svolta prima dell’alcolica e fermentazione e affinamento in barrique (14 mesi) e poi bottiglia. Una sorta di sfida alle aziende del Trentino, non più uniche sul podio dei Pinot Nero. L’assaggio è estremamente verticale e teso, fresco in bocca e con buona struttura, un vino piacevolissimo, ricco di eleganza e un levigato sentore tannico che accarezza il palato.

 

Nel cortile interno Proposta Vini con il progetto Vini delle Isole Minori, occasione per assaggiare vini poco comuni, come la Biancolella di Kalimera, Cenatiempo 2023, Isola di Ischia, azienda che vendeva sfuso e che ha iniziato a imbottigliare negli anni novanta. Kalimera è il vigneto più nobile, un prodotto di selezione, fa diversi mesi sulle fecce fini, pertanto un prodotto molto concentrato.  Assyrtiko di Volcania winery 2024, siamo a Kos, un vino che fa solo acciaio. Bel vitigno di grande carattere verticale e convincente parte sapida.

Di Scala Fenicia, un assaggio di Capri Bianco, annata storica, 2017, resa bassissima, su mezzo ettaro di azienda. 50% Greco, poi Falanghina e Biancolella. La vinificazione avviene in acciaio, una leggera ossidazione al naso, intenso e consistente. Vino interessante. Per i rossi di Abbaye De Lèrins, Sain Suaver 2023, Mèditerranèe Igp, cuvée in purezza a base di Syrah, matura in barrique e offre un ampio bouquet olfattivo, in bocca risulta minerale, fine, richiama note di terra, sabbia, su un finale a dir poco salmastro. Molto interessante.

Seguiranno altri approfondimenti sulle aziende di cui ci siamo occupati a Vinaltum 2026.

 

Susanna Schivardi
Filologa non pentita, ho trascorso anni a studiare testi classici prima di laurearmi in lettere antiche. Lettrice instancabile e amante di tutto ciò che è bello e buono, ho deciso di seguire un’altra passione: l’enogastronomia. Dopo una giovinezza tra bottiglie importanti e ottima cucina, ho scelto di trasformare quell’interesse in un percorso professionale. Scrivo da quando avevo vent’anni, spaziando tra arte, costume, politica e cultura, e nel 2024 sono diventata giornalista professionista. Da buona filologa, non smetto mai di approfondire: oggi frequento il corso per sommelier FIS a Roma e continuo a viaggiare per l’Italia alla ricerca di cantine con storie da raccontare e chef capaci di innovare con gusto. Racconto vino e cibo con curiosità e passione, per chi li ama e per chi vuole scoprirli meglio. Evito volentieri i tecnicismi, convinta che la semplicità sia il cuore della comunicazione. Il mio motto? Parlare meno, bere e assaggiare di più.

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