Abbiamo già avuto modo di raccontarvi di Villa Simone in un precedente articolo, sottolineando la capacità di questa azienda di portare avanti un discorso qualitativo che nella denominazione e nel Lazio storicamente ha fatto fatica a imporsi.
Oggi con Lorenzo Costantini, enologo, e la figlia Sara, dalla forte impronta imprenditoriale, Villa Simone si posiziona, senza dubbio, come una delle migliori aziende produttrici di Frascati Superiore Docg. Per questo riteniamo opportuno aggiornare le attività dell’azienda e inserire una tappa pressoché fondamentale in questo percorso.
VIGNETO FALCONIERI, FRASCATI SUPERIORE DOCG
Lo abbiamo assaggiato in quattro diverse annate nel corso di una masterclass per pochi addetti ai lavori, in cui Lorenzo Costantini ha raccontato non solo il vino ma tutta la storia che gira intorno la cantina. Ricordiamo che Villa Simone ha preso il via grazie allo spunto dello zio Piero Costantini, già viticoltore nelle Marche sotto la denominazione Rosso Piceno. Lasciate le Marche, Villa Simone inizia la sua strada in Frascati nel 1982 e nel 1986 si apre la cantina per l’imbottigliamento. In quel periodo nel Lazio si faceva vino non per la qualità ma come merce di scambio. Eppure la viticoltura esisteva dal 1800, tanto che si diceva che il Cesanese fosse il Pinot Nero del Lazio.
Quando poi la tendenza ha portato ad abbandonare le campagne per una richiesta sempre più pressante di professionisti, il calo della produzione è stata definitiva, solo in seguito la strada ha cambiato corso e oggi la viticoltura vive di un nuovo slancio.
Nel Lazio ricco di tufo, per la sua natura vulcanica, le cantine hanno ripassato i loro contorni e riscoperto le grotte sotterranee, con la botte in legno di castagno da 1000 litri, che tutti per tradizione possiedono, forti di un territorio vocato, peccato sottovalutato.
Pensiamo però al futuro, che è in linea con realtà ben più consolidate nel resto d’Italia, anche se almeno trent’anni indietro, se non di più, rispetto ad altre regioni. Oggi Villa Simone, voce fuori dal coro, comprende 25 ettari su un territorio poco omogeneo, suddiviso tra tanti appezzamenti. Vigneto Falconieri è uno di questi e a tutti gli effetti, può essere considerato un Cru. Individuato grazie allo zio Piero, che ci aveva visto lungo, la famiglia Costantini lo acquisisce tra il 2007 e il 2008, ma fino al 2014 deve combattere contro una burocrazia cieca per riuscire a bonificare terreni lasciati allo stato brado e reimpiantare le viti.
Vigneto Falconieri è all’interno di Frascati, nel cuore della vita cittadina, con esposizione nord-est e sud-ovest, su terreni ricchi di tufo e basalto. In tutto 4 ettari e mezzo dedicati alla Malvasia del Lazio, da non confondere con Malvasia di Candia, e altre varietà laziali come Bellone, Bombino e Greco, che vanno a comporre una minima quantità del blend (3-5%). Il nome deriva da una delle primissime famiglie ad aver gestito la proprietà con l’edificio e i terreni, già in ottica agricola, poi passata di mano in mano fino alla seconda guerra mondiale, quando fu bombardata. I terreni abbandonati e ristrutturati dai Costantini, danno oggi questo vino dalle qualità accezionali.
Le annate che abbiamo assaggiato sono tutte segno distintivo di andamenti vendemmiali diversi e vinificazioni improntate su una filosofia ogni volta nuova. Non per ripensamento, ma per la volontà di sperimentare e studiare il miglior affinamento che vada a esaltare le naturali doti di una varietà duttile come la Malvasia del Lazio.
Le annate in degustazione
L’annata 2019. Gioca in difesa, con una complessità disarmante. Non osa fare la scalata a grande vino ma ha tutte le carte in regola per esserlo. Gusto stratificato, dalla frutta alle note sulfuree, cenno di idrocarburo, beva intensa e rotonda. Complice la vinificazione in botte di castagno. Un vino non per tutti e da abbinare al cibo.
L’annata 2020 è garbata, equilibrata, intensa grazie a un apporto più floreale e fruttato, in un connubio di grande intesa e ricco di cenni vegetali, finale sapido e molto persistente. Ci è piaciuta anche se dimostra ancora qualche incertezza nell’equilibrio.
L’annata 2021, l’armonia e la grazia di un vino completo e piacevole. Note floreali di campo, erbe fresche, acidità che avanza. Sorso lungo e soddisfacente, per nulla scomposto e perfettamente razionale, grazie all’utilizzo di botti di acacia e rovere, Costantini compie un ulteriore passo in avanti.
L’annata 2022 è giovane, esplosiva al naso e altrettanto in bocca, molto salina, il minerale si esprime come anche la potenza del suolo, brioso e pieno di vitalità, un vino che ha bisogno di attesa per essere compreso in pieno.
In conclusione, ci sentiamo di dire che Vigneto Falconieri Frascati Superiore Docg 2021 è in perfetta forma, pronta per essere gustata con semplicità, godendo dell’anima di un vino complesso e ben fatto. Adatto all’abbinamento con il cibo, grazie all’aromaticità del vitigno e la ricchezza minerale che dona slancio a un sorso mai stanco.























