I LAMBRUSCO DOC: Masterclass e degustazioni per conoscerli

Un tour del Gambero Rosso partito da Torino che ha fatto tappa a Palermo, Lecce, Napoli e Roma dal nome “Tutte le sfumature del Lambrusco” per permettere di scoprire le tante facce del Lambrusco

In pochi sanno che di Lambrusco, ne esistono molte varietà, pur essendo descritte da un unico nome.
Ma varietà da quale punto di vista? È ciò che è stato raccontato in giro per l’Italia in una serie di incontri relativi all’iconico vino emiliano, un tour partito da Torino che è terminato a Roma, che ha ospitato momenti di approfondimento con masterclass guidate dagli esperti di Gambero Rosso e dai rappresentanti del Consorzio Tutela Lambrusco.

Tutte le sfumature del Lambrusco DOC è il nome che gli si è voluto dare: ogni tappa ha previsto anche delle wine tasting gratuite dedicate al grande pubblico, per permettere a tutti di scoprire le tante facce del Lambrusco.

 Il Lambrusco DOC si differenzia per varie caratteristiche:

Il colore

Proprio dalle sfumature è stata tratta ispirazione per il titolo del tour. La prima cosa che salta all’occhio durante una degustazione con diversi Lambrusco è proprio la differenza dei colori. Infatti non solo esiste quello scuro ed impenetrabile (riscontrabile nel Grasparossa di Castelvetro o Salamino di Santa Croce, nel Lambrusco Reggiano o nel Grasparossa dei Colli di Scandiano e Canossa), ma anche di colore rosso rubino brillante e limpido che ben caratterizza il Lambrusco di Sorbara, molto più scarico nel colore rispetto agli altri appena citati.

Se poi a questa caratteristica data dalla natura, aggiungiamo quella data dalla tecnica di vinificazione, la palette si amplia ancora di più. Ovviamente perché queste uve, come molte altre,  possono anche essere vinificate in rosato.

I territori

Il Consorzio Tutela Lambrusco, partner insieme al Gambero Rosso di questa iniziativa si occupa di valorizzare la produzione vinicola di due province, Modena e Reggio Emilia. All’interno di queste, ovviamente, il territorio è molto eterogeneo. Pianura che diventa collina, sempre più alta man mano che ci si spinge verso l’Appennino: cambiano quindi le quote altimetriche, i suoli, le condizioni pedoclimatiche e ovviamente anche le tipologie di Lambrusco che vengono coltivate.

Un solo “Lambrusco” dunque non esiste, perché con questa parola si descrive una famiglia di vitigni, anche molto diversi tra loro ma legati da un filo conduttore di natura genetica.

Andiamo perciò a scoprire le varie denominazioni tutelate dal Consorzio.

Lambrusco di Sorbara

Il territorio d’elezione di quest’uva si trova nella pianura centrale modenese, in particolare nella zona a nord di Modena, porzione compresa tra i fiumi Secchia e Panaro, che può essere vista come una sorta di “zona classica”, caratterizzata da  presenza di terreni sabbiosi, che conferisce a questo Lambrusco grande acidità. Di colore rosso scarico, dai profumi di piccoli frutti di bosco, è vibrante e molto fresco.

Lambrusco Grasparossa di Castelvetro

Una denominazione che si estende in una una zona pianeggiante (a sud della via Emilia) sino ad arrivare alle prime colline dell’Appenino Tosco-Emiliano. È comune riscontrare una diversità importante all’interno della stessa denominazione che comporta anche una variabilità dal punto di vista dei terreni: zone più sciolte e morbide alternate da componenti ricche di argilla, soprattutto nella zona più alta. Il vitigno ha un grappolo spargolo e dalla buccia resistente; il vino che ne viene prodotto è scuro, spesso caratterizzato da una presenza tannica decisa, il frutto che emerge ricorda la mora e il mirtillo; la sfumatura di mandorla ne definisce i contorni.

Lambrusco Salamino di Santacroce

Da Santa Croce (una piccola frazione della città di Carpi) sembrerebbe essere partita la diffusione di questo vitigno (la cui forma allungata del grappolo ricorda un salame, e quindi il nome) verso la pianura modenese, scavallando anche in quella reggiana. I terreni molto fertili che uniti alla vigoria del vitigno portano le viti ad essere davvero molto produttive, sono composti da sabbie, limo, argille, depositi che si sono formati nel corso dei secoli grazie al lavoro dei fiumi e delle alluvioni. L’acino del Lambrusco Salamino è piuttosto scuro; il vino che ne deriva è carico di colore. Tra le varietà, risulta essere il più equilibrato, sempre fragrante e succoso, talvolta anche caratterizzato da una sottile sapidità.

Lambrusco Reggiano

Il Reggiano è una denominazione per la cui realizzazione si possono utilizzare molte varietà di Lambrusco ma quella che meglio si presta è il Salamino. Le sue caratteristiche sono diverse rispetto a quello del modene in quanto viene influenzato dalla diversità dei suoli, spesso ghiaiosi, in grado di restituire un prodotto molto bilanciato tra acidità, componente tannica, e un frutto fragrante. Utilizzare più tipologie di Lambrusco per questa denominazione deriva da una tradizione agricola del passato quando i contadini, nei propri vigneti ne coltivavano più di una sola specie. Oggi comunque i produttori tendono a vinificare varietà in purezza, spesso addirittura delineando dei veri e propri “cru”.

Colli di Scandiano e di Canossa Lambrusco

Da zone collinari, in provincia di Reggio Emilia, caratterizzate da boschi,  viene coltivata questa denominazione. I terreni anche qui variano notevolmente: dalle prime alture perlopiù argillose, salendo di altitudine il suolo si fa più sciolto e povero. La varietà più coltivata è il Grasparossa, il lambrusco di collina per eccellenza tanto che dà vita anche a una tipologia della denominazione (la Colli di Scandiano e Canossa Lambrusco Grasparossa, con il Grasparossa minimo all’85%). Le rese sono più basse rispetto alle altre denominazioni, ma qui occorre sottolineare che non è solo zona di Lambrusco: anche la spergola sta cominciando ad essere coltivata, un vitigno a bacca bianca che in collina trova il suo habitat naturale.

Modena

È una denominazione che si snoda per  tutta la pianura modenese e per le colline che la separano dagli Appennini. Anche qui, come nel caso della Doc Reggiano, i vitigni sono anche molto diversi tra loro. dai Lambrusco più scuri, a base di Grasparossa o Salamino, a quelli più chiari realizzati col Sorbara.

Dopo un tour tra le varie denominazioni e tipologie, bisogna sottolineare, come già accennato precedentemente, che il Lambrusco può essere prodotto con diverse metodologie produttive. Può essere Spumante, sia metodo Charmat, sia Metodo Classico e frizzante. Sempre più piede prendono i rifermentati in bottiglia senza sboccatura, i cosiddettì “ancestrali”: un trait d’union produttivo con la tradizione contadina, alle radici di questo vino oggi famoso in tutto il mondo.

Very Wine Confidential. Very Food Confidential.

Sara Grosso
Ho studiato Ingegneria Gestionale e lavoro in ambito bancario, ma la mia grande passione per il vino mi ha portato a diplomarmi nel 2013 come Sommelier e ad approfondire sempre più questo bellissimo mondo diventando Wine Informer. Curiosa per natura, adoro leggere e sono autrice di un podcast intitolato “Storie di Coraggio”, dove parlo di libri che mi hanno lasciato il segno. Quando leggo, mi fa sempre compagnia un buon calice di vino, così ho pensato di proporre nei miei canali social, un pairing diverso dal solito, abbinando ad ogni libro il perfetto vino.

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